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Lunedì, 16 Maggio 2022
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Pallacanestro in Italia, lo "stato dell'arte" del basket tricolore

Un'analisi di cosa rappresenta e dove sta andando la palla a spicchi della penisola, nell'attesa dell'inizio del campionato di serie A2 con l'Apu Gsa candidata al ruolo di outsider

Prima di occuparci nello specifico delle squadre partecipanti al campionato di A2 Est - che ci interessa più da vicino -  vogliamo sviluppare alcune considerazioni sulla attuale situazione della pallacanestro italiana di vertice. Il nostro basket vive l’anno “n” di una profonda crisi che vede il campionato di serie A  arrancare  al secondo/terzo livello in Europa per valori tecnici, forza economica e presenza di impianti sportivi moderni. Oltre alla Spagna, alla Grecia, alla Turchia ed alla Russia, anche la Germania ci ha sorpassato mentre la Francia, i paesi dell’est e  campionati balcanici rimangono più o meno al nostro livello.

La resistenza ostinata

Solamente Milano, grazie alla proprietà Armani, ha uno standing di club europeo, certificato anche dall’unica wild card italiana per l’Euroleague Basketball, cioè per il torneo continentale di gran lunga più importante, gestito in proprio dai club partecipanti con logiche privatistiche e di mercato, fuori dal perimetro della Federazione Internazionale, la FIBA.  A quest’ultima, nella pallacanestro internazionale che conta, sono rimasti gli eventi che coinvolgono le squadre nazionali.

Le nobili in difficoltà

Per gran parte delle altre società italiane della massima serie, anche con un grande passato (tra le altre Cantù, Pesaro e Varese),  l’unico obiettivo perseguibile è quello di una dignitosa sopravvivenza.  Di recente la Reggiana Basket, dopo vari campionati di alta classifica, ha ridimensionato drasticamente il proprio progetto sportivo, cedendo  i migliori giocatori. Un'altra società storica, Caserta,  è stata appena esclusa dal  campionato per insolvenza.

Le sorprese

Ricordiamoci che l’ultima finale scudetto è stata giocata sorprendentemente dalla Reyer Venezia, che poi ha vinto il titolo, e da Trento. Innanzitutto grande onore ai meriti di queste due società (e contestuale nota di demerito per i veri favoriti) . Venezia è tornata grande a seguito degli investimenti, non solo sulla prima squadra, della proprietà  Brugnaro,  Trento va presa ad esempio per la sua straordinaria  crescita societaria e tecnica in un città di provincia non vocata  storicamente al basket. Detto questo, è difficile pensare che questa serie di finale, giocata da due simpatiche outsiders  in palazzetti di vecchia generazione da 3500 posti e confinata nel nord-est , possa rilanciare anche mediaticamente la pallacanestro nazionale e scaldare i cuori ai tanti appassionati.

Azzurro sbiadito

Per ciò che riguarda la Nazionale, abbiamo registrato nel 2016 la cocente delusione per la mancata partecipazione ai Giochi  Olimpici a seguito della sconfitta  con la Croazia nelle qualificazioni di Torino, in un girone del tutto alla portata dei nostri, presentati da qualche addetto ai lavori come “la miglior nazionale di sempre” (da cui la frustrazione esponenziale dopo l’eliminazione).

Pochi soldi, ancora meno idee

Siamo tuttavia fiduciosi che un gruppo con più motivazioni e umiltà riesca a fare miglior figura nei campionati Europei che si giocano in questo inizio di settembre. Il basket italiano ne avrebbe bisogno, sempre nell’attesa di un vero grande progetto per ripartire, nella consapevolezza comunque che spesso più dei problemi economici pesa la scarsità di idee.

La A2 che verrà

In tale contesto, il campionato di A2, formalmente dilettantistico e con solo 2 giocatori extracomunitari per squadra, trova la propria originalità in quanto “laboratorio” tecnico- organizzativo  e come vetrina per giovani giocatori italiani,  atleti stranieri  -rookie o provenienti da leghe minori- nonché  allenatori e dirigenti emergenti. Un dato positivo è il buon numero di gare equilibrate, il lato negativo è che tale equilibrio tende talvolta verso il basso. In A2 Est, con l’uscita della Virtus Bologna e l’arrivo di ben tre neopromosse è poco probabile che il livello medio del campionato possa elevarsi, ma lo verificheremo nei prossimi mesi. Con ben 32 partecipanti nei due gironi (e ad oggi una sola promozione in A1, un vero e proprio terno al lotto)  esiste una oggettiva disomogeneità societaria e di risorse sulle quali sarebbe opportuna una profonda riflessione, senza condizionamenti “politici”. A nostro parere il passaggio obbligato dovrebbe essere quello di rivedere  il numero di società partecipanti, attraverso una selezione che premi quelle più solide e con capacità di programmare. Quindi, mantenendo la caratteristica di torneo nazionale,  sarebbe interessante rimodulare il format del campionato, (introducendo ad esempio dei gironi territoriali simili alle conference) con l’obiettivo, tra l’altro, di percorrere strade innovative per il basket italiano. 

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