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Giovedì, 9 Febbraio 2023
La curiosità

Teatro Mantica, la storia del primo vero teatro in assoluto di Udine

In pochi sanno che l'attuale Oratorio della Purità fu all'origine il Teatro Mantica, così chiamato dal nome della nobile famiglia sul cui fondo era stato costruito alla fine del Seicento.

Fu il primo, vero, teatro di Udine. In pochi però lo sanno, anche perché ora è un edificio religioso che, tuttavia, conserva alcuni straordinari affreschi di Giambattista Tiepolo e del figlio Giandomenico.

Parliamo dell'Oratorio della purità, un edificio non certo grande per dimensione, ma sicuramente per storia e importanza artistica. È sul suo sito, infatti, che un tempo fu eretto il Teatro Mantica, così chiamato dal nome della nobile famiglia sul cui fondo era stato costruito alla fine del Seicento.

Il primo teatro di Udine

A fine Seicento la città era priva di spazi teatrali. Quelli che un tempo era destinati a rappresentazioni, il salone del Castello e la sala sopra la Loggia del Lionello, non venivano più utilizzati a questo scopo. D'altra parte mancavano i fondi necessari a costruire un teatro nuovo. Ecco allora che, nel 1677, il conte Carlo Mantica decise di costruire un teatro su un fondo accanto al Duomo, già appartenente alla famiglia Strassoldo e acquistato da suo padre Francesco nel 1638. Aperto al pubblico nel 1680, il Teatro Mantica, non molto grande ma sicuramente elegante, con doppio ordine di palchi, un sufficiente numero di posti nella platea e un comodo palcoscenico, fu molto gradito dai numerosissimi frequentatori che qui poterono ammirare drammi, tragedie, commedie e soprattutto le opere in musica rappresentate da importanti compagnie, anche da fuori regione, per lo più veneziane e padovane.

Da teatro a chiesa

Gli spettacoli al Mantica durarono fino al 1754, quando il patriarca d’Aquileia Daniele Dolfin acquisì per tremila ducati il teatro per erigere al suo posto un nuovo edificio. Venne quindi svuotato il teatro di tutte le attrezzature sceniche per far posto alla Cancelleria e alle riunioni dei canonici del Duomo e poi, nel 1756, l'edificio venne demolito lasciando solo alcuni muri che avrebbero costituito l’ossatura dell’Oratorio.

Il 1° luglio 1760 Daniele Dolfin consacrò l’altare ed il 6 dello stesso mese, anniversario della soppressione del Patriarcato di Aquileia, l’Oratorio iniziava la vita cui era destinato, ovvero quello di essere, per le fanciulle, luogo di educazione alla dottrina cristiana.

A decorare l'interno venne chiamato Giambattista Tiepolo, che nel 1759 dipinse la pala d’altare con l’Immacolata e affrescò il soffitto con l’Assunta nel riquadro centrale e Gloria di angeli nei due minori. Le pareti vennero nello stesso anno dipinte a chiaroscuro su fondo oro dal figlio  Giandomenico con otto scene aventi come protagonisti, in positivo o in negativo, i fanciulli. Esempi di punizioni terribili, di eroici martìri, insieme a momenti di affettuosa domestica intimità.

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