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Lettera di una tirocinante al presidente del Consiglio

Egregio presidente del Consiglio dei Ministri, non so se leggerà mai la mia lettera, ma intanto mi presento: sono Veronica Moretti, cittadina italiana, friulana per l’esattezza. Faccio parte di quel gruppo di persone che l'ha sempre sostenuta e ammirata. Ho appoggiato e rispettato ogni suo decreto, con tutte le regole che ne conseguivano. Lei è il presidente che aspettavamo da tempo, perché se avessimo avuto in precedenza un presidente come lei, secondo la mia modesta opinione, l'Italia oggi non soffrirebbe tanto dal punto di vista economico. Tuttavia, sento di farle presente una categoria di lavoratori che durante tutto questo periodo non è stata considerata, nonostante la grande portata della vostra manovra economica: i tirocinanti. Come lei ben sa, un tirocinio oltre a dare poche tutele e una paga bassa, che può variare da un rimborso spese fino ad arrivare a 800 euro nei casi più fortunati, non dà al lavoratore contributi per la pensione e in caso di mancato rinnovo del contratto, non permette di percepire la disoccupazione. Io mi sono laureata a luglio 2019, e da lì i lavori che mi sono stati offerti, mi sono stati presentati tutti sotto forma di tirocinio per eventuale successiva conferma. Naturalmente ho accettato, poiché "piutost che nie al è miôr piutost" (qualcosa è meglio che niente), come si direbbe nella mia regione. 800 euro al mese non sono tanti, ma per lo meno mi permettevano di mantenermi. A causa del Covid-19 i tirocini extracurriculari sono stati sospesi ormai da metà marzo, quindi io e altri giovani non percepiamo uno stipendio da tre mesi. Eppure, nonostante i tirocinanti siano già i più penalizzati, non sono stati minimamente presi in considerazione per nessun contributo da parte dello Stato. So bene di non poter pretendere molto con questa lettera, la invito solo a riflettere sul fatto che una società che offre ai giovani solo opportunità di tirocinio, penalizzandoli in tutto e per tutto, non invita certo i giovani cervelli a restare in Italia, né tanto meno a rientrarci. Con la stima che merita, distinti saluti.

Veronica Moretti

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