Scuola

La lettera di una mamma a Fedriga: "Tolto tutto ai bambini, lasciategli la scuola"

L'appello di una udinese dopo le esternazioni del presidente della Regione sul tema didattica a distanza

"Buongiorno, sono una mamma allo stremo delle forze di fronte alla possibile richiusura delle scuole. Ho passato dei mesi d'inferno durante l'ultimo lockdown, con una didattica a distanza che non funzionava, perché le maestre non erano tecnologicamente evolute. Ho dovuto fare da insegnante a mia figlia e andare a lavorare per portare a casa i soldi per mangiare e pagare l'affitto". Il messaggio è di Valentina Candelotto, udinese e mamma di una bambina che frequenta la quarta elementare. La donna è spaventata da quanto dichiarato a Mattino 5, venerdì scorso, dal presidente Massimiliano Federiga" preferisco, purtroppo dovendo scegliere, un ragazzo che fa la didattica a distanza ma che ha il papà e la mamma che possono lavorare e portare i soldi a casa per mantenerlo, rispetto a un ragazzo che fa la didattica in presenza ma i genitori non lavorano e non hanno di che mantenersi” –. "Sono sicura — prosegue Candelotto – che molti altri genitori si sono trovati nella mia stessa situazione e che adesso, al solo pensiero di una possibile richiusura delle scuole non ne possono più. Ho scritto al presidente Fedriga una mail. Vorrei poterla condividere con altri genitori che si trovano nella mia stessa situazione. Magari se siamo in tanti troveremo qualcuno che ci ascolta.

Il testo della mail

"Caro presidente Fedriga, io l'ho sempre stimata. Lei voleva tentare delle timide riaperture e io facevo il tifo per lei, e adesso vuole chiudere le scuole? La prego, non lo faccia, i veri focolai e fonti di contagio non sono le scuole e lei lo sa bene. Inoltre i bambini delle elementari, tra i quali rientra mia figlia, non possono stare a casa da soli per fare didattica a distanza e necessitano della presenza dei genitori, ma questi ultimi devono andare a lavorare. Come fanno? Lasciare i bambini ai nonni: e chi i nonni non ce li ha oppure sono malati o sono nonni giovani che lavorano ancora?

La prego, ci ripensi altrimenti le timide riaperture a cui lei ambiva non ci saranno, perché se i genitori devono stare a casa con i figli, chi va a lavorare e a mandare avanti l'economia? E poi non dappertutto la didattica a distanza funziona, come nella scuola di mia figlia. Durante lo scorso lockdown “dad” significava solo mettere compiti su compiti sul registro elettronico con qualche video saltuario di YouTube e nessuna, e dico nessuna, lezione on line in quattro mesi. Dovevamo noi genitori fare da insegnanti ai nostri figli. Se questa è didattica a distanza. A questi bambini è stato tolto tutto: lo sport (mia figlia frequentava i corsi di nuoto, ad oggi sospesi), la possibilità di vedere posti nuovi, i ritrovi con i compagni (come le feste di compleanno degli amichetti). Non possiamo togliergli anche la scuola, l'unico mezzo che hanno in questo momento di stare con i loro coetanei e di socializzare. Non lamentiamoci poi se passano tutto il tempo davanti a computer, tablet o cellulare, dal momento che non possono quasi uscire di casa. Anche lei è genitore e può mettersi nei nostri panni.

Con affetto le porgo cordiali saluti.

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