Il padre del microprocessore al "Malignani"

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di UdineToday

Il fisico, inventore e imprenditore italiano Federico Faggin ha fatto tappa al Malignani di Udine lo scorso 19 novembre per la presentazione della sua autobiografia “Silicio. Dall'invenzione del microprocessore alla nuova scienza della consapevolezza”. Davanti alla platea gremita dagli studenti di Elettronica e Elettrotecnica lo scienziato ha raccontato delle sue quattro vite: i suoi studi da perito industriale, specializzato in Radiotecnica a Vicenza, e la laurea in Fisica all’Università di Padova; la prima esperienza professionale durante la quale sviluppa tutti i primo microprocessori della Intel; la sua vita da imprenditore che, ormai stabilmente negli Stati Uniti, fonda la Zilog, prima società dedicata esclusivamente alla produzione di microprocessori, poi la Synaptics, dedita alla fabbricazione del touchpad, e infine la Foveon, che produce avanzati sensori di immagine per fotocamere digitali. Adesso Faggin è concentrato sul tema della co-scienza, della consapevolezza che, a suo avviso, è esattamente quello che distingue l’uomo dal robot: in poche parole sta studiando l’intelligenza artificiale.

A questo scopo Nel 2015 è nata la Fondazione Federico e Elvia Faggin tramite la quale ha creato una cattedra stabile di Fisica dell'Informazione presso l'Università della California, Santa Cruz per sostenere lo studio di sistemi complessi, biofisica, scienze cognitive e matematica. Il tema del rapporto uomo macchina è quanto mai attuale e ha visto il coinvolgimento di studenti e docenti che hanno voluto approfondire la posizione espressa dal fisico. «Le macchine non saranno mai in grado di superare e sostituire l’uomo perché l’uomo è consapevole di quello che fa. I computer non avranno mai una coscienza. Dopo 30 anni di studi, posso dire che non ce l'avranno mai» ha affermato.

La differenza è tutta lì, secondo Faggin, e certo è un parere autorevole in contrasto con quanti, dalla Sylicon Valley, sostengono il contrario. E aggiunge, quale esperienza personale: «Sono nato a una nuova vita ogni volta che, osservando il mondo da insospettati punti di vista, la mia mente si è allargata a nuove comprensioni, ogni volta che ho smesso di razionalizzare, ho ascoltato la mia intuizione e mi sono aperto al mistero». Parole che aprono un mondo mettendo in luce il rapporto spesso sottovalutato tra tecnica e creatività. Una curiosità: l’incontro con Federico Faggin è stato organizzato da un gruppo di docenti del Malignani, tra i quali Massimo Lillia e Paolo Chiaruttini che, negli anni Ottanta, sono stati studenti del fratello dello scienziato, Giorgio Faggin, insegnante di italiano proprio al Malignani nonché collaboratore della Filologica Friulana. La rete degli “Amici del Malignani”, per quanto non formalizzata in alcuna associazione, è sempre un network internazionale capace di portare a Udine personaggi di grande rilievo! E, alla fine dell’incontro, non sono mancati gli autografi sui microprocessori inventati da Faggin e utilizzate dagli studenti delle 5˄ELI.

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