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Il Friuli Venezia Giulia è la prima regione italiana a usare la telemedicina

L'iniziativa è nata grazie ai fondi donati alla Protezione civile. Distribuiti 1500 kit, ognuno composto da un tablet dotato di sim dati e software preconfigurati, un pulsossimetro e un termometro, attraverso i quali le persone sono monitorate

Distribuzione di 1500 kit, ognuno composto da un tablet dotato di sim dati e software preconfigurati, un pulsossimetro e un termometro, attraverso i quali le persone sono monitorate con un servizio di telemedicina e possono dialogare con il medico, che in caso di necessità interverrà rapidamente. Il progetto, già partito nelle tre aziende sanitarie regionali, è stato presentato oggi in conferenza stampa dal governatore del presidentr del Friuli Venezia Giulia Massimiliano Fedriga, ed è finanziato con fondi donati dai cittadini all'inizio della pandemia alla Protezione civile regionale.

Fedriga

"In Friuli Venezia Giulia è possibile affrontare il tema dell'assistenza domiciliare sfruttando al meglio e coniugando la tecnologia e le competenze professionali dei nostri medici – ha detto Fedriga – per garantire un salto di qualità che mette davvero al centro le persone garantendo loro supporto direttamente a casa propria".

Massimiliano Fedriga

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Il funzionamento

Tramite il kit di telemedicina le persone verranno monitorate costantemente e potranno dialogare con il medico, che in caso di necessità potrà intervenire rapidamente. L'innovazione non è solo acquistare la tecnologia, ma utilizzarla per cambiare le procedure e sviluppare nuovi processi e modalità operative basati su una vera digitalizzazione e non sulla replicazione di modelli analogici, così da portare vantaggi reali alla collettività".
"Con questi kit – ha detto Fedriga – diamo ai cittadini la garanzia di un monitoraggio costante che colma i vuoti tra una visita medica e la successiva, rendendo più tempestive le risposte sanitarie e riducendo le ospedalizzazioni, soprattutto tra i soggetti fragili e gli anziani". Riccardi ha sottolineato che "il più grande errore che potremmo fare è ridurre l'emergenza Covid-19 ai soli aspetti clinici che in realtà sono solo parte del fenomeno perché anche la solitudine e la paura, soprattutto in un'emergenza pandemica, sono fattori di rischio. Per essere davvero vicini alle persone abbiamo quindi bisogno di sburocratizzare l'organizzazione sanitaria e digitalizzarla facendo in modo che tutti ricevano la dovuta assistenza anche senza doversi recare in ospedale".

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