Visita al centro di assistenza primaria di Feletto: "L’edificio c’è, i servizi promessi no"

Realtà ben diversa da quella di un centro di riferimento per l’assistenza domiciliare alle persone con malattie croniche e fragili per accessi non necessari all’ospedale Santa Maria della Misericordia

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di UdineToday

“Istituito e regolamentato anche il Centro di Assistenza Primaria (CAP) di Feletto Umberto, per il quale sono stati completati i lavori di adeguamento nel mese di dicembre e la cui attivazione è prevista entro il primo trimestre 2018”. Questo recitava il Piano Attuativo Locale dell’Azienda sanitaria udinese che nel 2018 ha istituito, oltre a quella di Zugliano, la struttura di Feletto Umberto con lo scopo di promuovere la Medicina Territoriale, superando la logica “Ospedale-Centrica”. A due anni di distanza, per constatare quali servizi siano attivi, nella mattinata di oggi i Consiglieri regionali di opposizione Furio Honsell, Simona Liguori, Maria Grazia Santoro e Andrea Ussai hanno visitato il CAP in piazza Libertà a Feletto Umberto, accompagnati dal responsabile del Distretto di Udine, il dottor Luigi Canciani, dal quale dipende la struttura. Il regolamento del CAP di Feletto indica che nella struttura vi dovrebbe essere un’area diagnostica per eseguire indagini strumentali, con attrezzature quali elettrocardiografo, spirometro, saturimetro e ecografo. Servizi rivolti alle persone con malattie croniche e fragili, allo scopo di poterle prendere in carico sui territori ed evitare così accessi non necessari in Ospedale. Nei tre piani del CAP di Feletto erano previsti, da regolamento, un punto di prima accoglienza della domanda del cittadino, attività riabilitativa individuale e di gruppo, un’area psicologica e sociale e la sede dell’aggregazione dei medici di famiglia, ma la realtà fotografata oggi è ben diversa e i suddetti servizi non ci sono. «Per molte delle persone fragili con malattie croniche che vi sono tra i 26.400 abitanti del bacino di utenza che la Struttura avrebbe dovuto servire e figurare come centro di riferimento per l’assistenza domiciliare - ha spiegato Liguori - il CAP rimane un miraggio. È giunto il momento di dare concretezza alle promesse, garantendo quei Servizi previsti dal regolamento secondo il quale il CAP di Feletto è stato istituito per prendere in carico le persone con malattie croniche e fragili al domicilio e sgravare l’ospedale». «Questo è il quarto CAP visitato negli ultimi mesi assieme ai colleghi - ha aggiunto Santoro - e come per quello di Zugliano i conti non tornano. Ci siamo trovati di fronte a servizi che nulla hanno a che fare con quello che il CAP avrebbe dovuto garantire. Piuttosto ci è sembrato di visitare una sede decentrata del Distretto sanitario. É lecito chiedersi dove voglia andare a parare questa Amministrazione regionale. Se la visione è un'altra rispetto a quella “ufficiale” diventa davvero difficile comprendere certe scelte». «Quello che abbiamo visto e come per altro ha ammesso chi ci ha presentato la struttura - ha sottolineato Ussai - è che a Feletto mancano i medici di medicina generale e gli specialisti. Certo ci sono la guardia medica, gli ambulatori ostetrici e ginecologici, ma delle funzioni per le quali i CAP sono stati creati (prima fra tutte la presa in carico di pazienti cronici per evitare il sovrafollamento degli ospedali) non c’è traccia. Sarà interessante capire se chi a suo tempo ha istituito un servizio di fatto ancora inesistente, magari ha anche percepito un incentivo o un premio per la sua attivazione». «Il CAP di Feletto Umberto - ha concluso Honsell - non dà ancora i servizi che permetterebbero di offrire una sanità che riduca gli inutili sovraccarichi all’ospedale. Ci sono le strutture ma mancano i momenti di raccordo “medico di base-specialista-paziente”. L'assetto della sanità territoriale manca di una strategia, cosa che è ancora più grave poiché non è stata superata la crisi epidemiologica».

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