Unità speciali di continuità assistenziale, Liguori (Cittadini): “Prioritarie nelle case di riposo”

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di UdineToday

Prima di parlare di fase 2 vanno affrontati e risolti i gravi problemi che ancora ci sono o potrebbero addirittura esplodere alla fine della fase 1, in particolare nelle oltre 140 case di riposo dove circa 10.900 cittadini e centinaia di operatori sanitari del Friuli Venezia Giulia rischiano seriamente il contagio da COVID-19. Se l’obiettivo è quello di interrompere la diffusione del virus intensificando la prevenzione dei contagi e attivando le cure e l’assistenza sui territori la partenza delle neonate USCA (Unità speciali di continuità assistenziale che le Aziende sanitarie hanno annunciato per il dopo Pasqua) non può che iniziare da quelle strutture dove i focolai di contagio sono decisamente più a rischio e le persone sono più fragili. Lì vivono molti dei nostri genitori, i nostri nonni, lì risiedono le persone che con grandi sacrifici hanno fatto la storia sociale, economica e culturale del Friuli Venezia Giulia, donne e uomini che hanno il diritto di essere curati con tutti i mezzi e le forze a disposizione e non lasciati da soli nel momento più delicato e difficile. In quelle strutture, non dimentichiamolo, lavorano centinaia di operatori sanitari, ormai in molti casi allo stremo delle forze, professionisti ai quali non sempre è stato garantito il sostegno necessario nonostante siano seriamente esposti al contagio. Nelle oltre 140 case di riposo regionali che accolgono gli anziani, ci sono stati circa il 25% dei contagiati totali in FVG (487, di cui 166 operatori, su 2299) e circa il 40% dei decessi (70 su 170). Prioritario affiancare al più presto ai medici di medicina generale le USCA (un medico e un infermiere del territorio) nelle case di riposo e al domicilio delle persone COVID-19 positive. Questa è una risposta alla emergenza sanitaria che sta colpendo gli anziani, le loro famiglie e gli operatori sanitari della nostra Regione, da Paluzza a Trieste e Opicina, passando per Zoppola, Lovaria, Mortegliano e San Giorgio di Nogaro.

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