Un “grazie” non ci basta: vogliamo partecipare

I professionisti della sanità in FVG chiedono certezze nelle coperture di incentivi e ore straordinarie, e di partecipare alla gestione della macchina sanitaria in FVG.La presidente dell’Ordine TSRM-PSTRP Agostini: “Un “grazie” non ci basta”.

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di UdineToday

L’impegno di tutti è stato ampiamente riconosciuto, ma va ripagato con i promessi incentivi e pagamenti delle ore straordinarie, oltre che con un coinvolgimento di chi lavora ogni giorno nella macchina sanitaria regionale. Ad affermarlo è Susanna Agostini, presidente dell’Ordine TSRM-PSTRP, che rappresenta oltre 4.000 professionisti della sanità, “alcuni dei quali - dice Agostini - travolti dallo “tsunami COVID-19” con lo stesso impegno in termini di tempo e carico di lavoro di infermieri e medici, più direttamente a contatto con i pazienti e quindi più frequentemente ricordati: assistenti sanitari, tecnici della prevenzione, tecnici di laboratorio e di radiologia, solo per citarne alcuni, hanno dovuto rivedere le loro organizzazioni di lavoro per dare le risposte adeguate a permettere alla macchina sanitaria di funzionare in questo periodo”. “Abbiamo apprezzato – dice Agostini - il riconoscimento tributato ai professionisti sanitari impegnati a garantire le risposte a tutte le variegate situazioni legate all’emergenza sanitaria da COVID-19 che continuamente richiedono interventi nuovi e “in emergenza”, ma non è sufficiente. L’impegno va ripagato con i promessi incentivi e pagamenti delle ore straordinarie, e l’Ordine ha accolto con preoccupazione la notizia dell’assenza di fondi sufficienti a garantirne la copertura finanziaria. “Non siamo un’organizzazione sindacale e certi aspetti non vengono seguiti proprio per mandato istituzionale, ma ci sembrava di aver capito che, alla luce anche di quanto ottenuto dal Governo a livello europeo, alcuni finanziamenti fossero certi”. “Se il riconoscimento economico è doveroso – continua Agostini – è anche vero che l’Ordine ha però voluto già da qualche tempo porsi in un’ottica propositiva con le Istituzioni rispetto a quello che consideriamo uno dei principali attività della nostra organizzazione: la capacità di analisi e adeguamento alle esigenze (nuove) di salute della popolazione”. “Abbiamo voluto sollecitare le Istituzioni a coinvolgere direttamente i professionisti sanitari nella costruzione di quello che a parere di questo Ordine costituisce la base per una risposta globale e “di sicurezza” ai possibili scenari futuri “post Covid” o, come attualmente sembra essere necessario, “incentrati sul Covid”. Riteniamo che sia necessario investire sulle strutture di assistenza diretta (acuti e post acuti), ma soprattutto sull’assistenza territoriale e domiciliare con una progettazione che non dimentichi nulla e nessuno. Come singolo Ordine e insieme agli Ordini degli altri professionisti che condividono con noi questa vision (infermieri, ostetriche, assistenti sociali), abbiamo dato ampia disponibilità al dialogo ma al momento siamo rimasti in un ruolo di osservatori esterni. “Ad oggi quindi – conclude Agostini - la situazione è questa: un riconoscimento economico non sufficiente e ancora nessuna possibilità di dare un contributo progettuale effettivo. Il “grazie”, quello almeno è arrivato. Ma ci basta? Anche no”.

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