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Duecento milioni di euro per le strutture sanitarie, in Fvg si punta a potenziare i servizi sul territorio

Gli obiettivi del nuovo Programma dell’assistenza territorialeprevedono di allegerire la pressione sui pronti soccorso ormai allo stremo

Alleggerire i pronto soccorso, potenziare i servizi sul territorio e ridurre il numero e la durata dei ricoveri ospedalieri rafforzando l’assistenza domiciliare. Questi gli obiettivi del nuovo Programma dell’assistenza territoriale. Solo per le strutture sono stati stanziati 200 milioni di euro. La metà della cifra necessaria arriverà dallo Stato.

Come funzionerà

La Regione ha deciso di potenziare la mappa delle strutture soprattutto perché in Friuli Venezia Giulia l’età media è tra le più alte in Italia. Il nuovo sistema prevede 32 Case della comunità di cui 22 Hub e 10 Spoke, 20 Punti della salute, 102 Centrali operative territoriali, 12 Unità di Continuità Assistenziale, gli ospedali di comunità e l’hospice.

Le case di comunità sono strutture in cui i cittadini riceveranno risposte di vario genere, dalla prevenzione alla cura, da équipe di medici. Nel 2021 sono aumentate le persone che in Fvg sono affette da ipertensione, artrite e artrosi.

I dati

Negli ultimi tre anni, dal 2019 al 2021, la percentuale degli ultrasessantacinquenni assistiti a domicilio è passata da 11,72 a 13,04 per cento. La pandemia ha favorito questa tendenza tant’è che il tasso di ingresso per complicanze nelle Rsa è sceso da 25,55 a 18,18 per mille. Analoga la tendenza sul fronte delle ospedalizzazioni scesa da 56,19 a 46,73 per mille.

Casa delle comunità

Punto unico di accesso per l’assistenza di prossimità. Permetterà ai medici di medicina generale di lavorare assieme attraverso la continuità dei luoghi di lavoro, integra l’attività sociosanitaria già garantita nei distretti sanitari. Gli Hub garantiscono la presenza continuativa medico-infermieristica sette giorni su sette. Gli Spoke sei giorni su sette.

Poi ci saranno i Punti salute di comunità, ovvero i presidi esistenti già inseriti nell’attuale rete di assistenza territoriale. Non mancano le aree dei servizi con i centri prelievi, gli ambulatori specialistici e la diagnostica di base.

Telemedicina

Ci sarà una cabina di regia denominata Centrale operativa territoriale con l’obiettivo di arrivare al 10 per cento degli assistiti con più di 65 anni di età . Si stima che ci saranno 402 infermieri di comunità e si punta sulla telemedicina. Anche il servizio di cure domiciliari è stato regolato per garantire la continuità assistenziale sette giorni su sette e 24 ore su 24. Se necessario, il progetto di assistenza individuale comprende anche il piano di riabilitazione individuale.

Numero unico europeo

Verrà attivata anche la Centrale operativa 116117, il numero unico europeo per l’accesso alle cure mediche non urgenti e ad altri servizi sanitari territoriali a bassa priorità di cura. Non è un numero di emergenza sanitaria ma uno strumento di comunicazione per i cittadini.

Servizi domiciliari

Rimane l’Unità di continuità assistenziale (Uca) composta da un medico e un infermiere, nella mappa dei servizi domiciliari che comprende la rete cure palliative, compresa quella pediatrica, e la rete regionale di terapia del dolore. Possibile il potenziamento dei consultori familiari e dei distretti di prevenzione.

Ospedale di comunità

L’ospedale di comunità avrà una funzione intermedia tra il domicilio e il ricovero ospedaliero. Il numero di letti disponibili sarà pari a 0,2 per mille abitanti. Garantisce la continuità delle cure ai pazienti che non hanno più ragione di rimanere nelle strutture per acuti, ma non hanno l’autonomia sufficiente per proseguire la terapia a casa. Uno strumento per prevenire i ricoveri inappropriati.

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