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Al vertice del distretto sanitario udinese non c'è un medico, l'Ordine: "Serve un professionista"

Il presidente Tiberio: “Chiediamo un bando in tempi rapidi. Serve una persona con specifiche competenze nella medicina del territorio"

“Ci sarebbe stato tutto il tempo di predisporre il bando per individuare il nuovo direttore del Distretto sanitario udinese: si sapeva infatti da molto che il precedente responsabile, il dottor Luigi Canciani, sarebbe andato in pensione, quindi poteva essere attivato con congruo anticipo l'iter amministrativo per preparare la fase di subentro evitando quanto accaduto”. Lo dichiara il presidente dell'Ordine dei Medici di Udine, Gian Luigi Tiberio il quale, alla luce dell'incarico ad interim affidato a Denis Caporale – laureato in giurisprudenza e direttoe dei servizi sociosanitari dell'Asufc –, chiede che in tempi celeri si predisponga il bando ad hoc e si individui una figura professionale con adeguati livelli di competenze nel campo della Medicina del territorio. “Con tutto rispetto per colui che è stato incaricato provvisoriamente – entra nel dettaglio il presidente – non è certamente una soluzione quella di far gestire la medicina territoriale a un laureato in Legge, che può ben assolvere ad altre mansioni extra sanitarie”. A capo del Distretto sanitario di Udine, attorno al quale gravitano 170 mila cittadini, dovrà essere collocata una personalità di elevato profilo nel settore specifico. “Rimaniamo alquanto perplessi nel constatare che, in una situazione di grave emergenza sanitaria che perdura da un anno, si sia verificata questa mancata programmazione”, prosegue il rappresentante dell'Ordine dei Medici di Udine. A svolgere il delicato e complesso compito al vertice della Direzione distrettuale, infatti, “dovrà essere una personalità di alto profilo, dotato necessariamente di comprovate esperienze nel settore e di competenze sanitarie specifiche della medicina del territorio, un medico che abbia maturato percorsi mirati; del resto è risaputo che l'assistenza territoriale, che è stata fra le più sacrificate, può rappresentare, se opportunamente gestita, una delle armi migliori per controllare e contrastare l'epidemia in atto”.

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