Presidio ospedaliero di Cividale, l'appello di Liguori

“Per non abbandonare le Valli del Natisone bisogna aggiungere e non sottrarre servizi”

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di UdineToday

Presente e futuro del Presidio ospedaliero di Cividale del Friuli sono stati oggi oggetto di discussione in Consiglio regionale. “Nonostante l’avvio della cosiddetta Fase 2 dell’emergenza Covid-19 - ha spiegato la consigliera Simona Liguori - non risultano ancora effettivamente ripristinate le funzioni del presidio ospedaliero di Cividale del Friuli, in particolare il Punto di Primo Intervento (PPI), che ha cessato la sua attività da oltre due mesi, e la Piastra Chirurgica. Anche il Reparto Medicina, a seguito della chiusura del PPI, ha registrato una flessione dei ricoveri in alcuni periodi degli scorsi mesi di lockdown. Ho chiesto all’assessore Riccardi se e quando intendesse ripristinare integralmente le funzioni del presidio ospedaliero cividalese, ricevendo in risposta che la Regione punta sulle cosiddette cure intermedie e che è prorogata la sospensione di alcune funzioni fino a gennaio 2021”. Secondo Liguori va avviata quanto prima una riflessione circa l’opportunità di ridisegnare le funzioni del presidio cividalese avvalendosi della disposizione contenuta all’articolo 9 del DM 70/2012 (Balduzzi): le Regioni (…) possono prevedere presidi ospedalieri di base per zone particolarmente disagiate e che in questi presidi occorre garantire una attività di pronto soccorso con la conseguente disponibilità dei necessari servizi di supporto, attività di medicina interna e di chirurgia generale ridotta. Articolo che fu oggetto di un emendamento alla riforma Telesca nel 2014, nel quale i consiglieri di centrodestra - allora in opposizione - chiedevano il mantenimento a Cividale del pronto soccorso, del reparto Medicina e di altre funzioni. “Oggi più che allora - ha concluso Liguori - appare appropriato il ricorso a un presidio ospedaliero di base per zone particolarmente disagiate anche alla luce di emergenze che possano mettere sotto pressione ospedali e territori. È sempre più evidente che per impedire la desertificazione delle Valli del Natisone sia necessario potenziare i servizi sanitari di prossimità, un tanto in un’ottica di equità nell’accesso ai servizi anche per le persone anziane e per i sofferenti di malattie croniche che in alcuni casi abitano a 60-70 chilometri dall’ospedale di Udine”.

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