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Mancano medici di base e pediatri, quasi 500 in pensione prossimamente

La situazione del comparto al centro della discussione in III Commissione in consiglio regionale. Uno specializzando in medicina generale guadagna 700 euro al mese, meno della metà di altre specializzazioni ospedaliere

Sono più di mille, visitano in media quaranta persone al giorno e hanno 12mila contatti all'anno con i loro pazienti. Parliamo dei medici di medicina generale del Friuli Venezia Giulia, al centro della seduta di ieri della III Commissione, convocata in aula consiliare e presieduta dal leghista Ivo Moras. Bastano quei pochi numeri per comprendere la rilevanza del loro ruolo e l'urgenza di risolvere il problema dei problemi, che periodicamente affligge sindaci e organizzazioni di categoria: la difficoltà di coprire i posti lasciati vacanti dai medici che vanno in pensione. Tanto che in regione oggi sono venti le posizioni ancora scoperte, spesso in località disagiate e lontane dai grandi centri.

Le problematiche

Alfredo Perulli e l'avvocato Sonia Borghese, della direzione centrale Salute, ne hanno spiegato i motivi, legati alle complesse procedure di sostituzione e precisando subito quello che è il nodo fondamentale: medici di medicina generale e pediatri di libera scelta non sono dipendenti del servizio sanitario, ma liberi professionisti incaricati di pubblico servizio. Si tratta dunque di un rapporto libero, disciplinato da un accordo collettivo nazionale (Acn), su cui Regione e Aziende sanitarie hanno pochi margini di manovra, potendo intervenire solo su alcuni aspetti marginali.
La complessa procedura e la tempistica stabilita dall'accordo nazionale si traducono in attese di mesi, se non di anni, prima delle nuove assegnazioni. E ad aumentare la preoccupazione c'è la previsione di pensionamento di ben 471 medici nei prossimi dieci anni. Ancora più delicato il problema di copertura nel campo della continuità assistenziale, la vecchia guardia medica, dove attualmente risultano scoperti 121 incarichi. In questo specifico settore pesano gli orari disagevoli e l'assenza di benefit e incentivi, che invece la Regione può prevedere per chi accetta di andare a lavorare in zone disagiate. Costituiscono un problema anche la possibilità di rinunciare all'incarico assegnato senza penali e l'elevato numero massimo di pazienti per ogni medico: in Fvg il rapporto è di 1300 residenti per ciascun professionista, che può salire a 1500 e persino a 1800 in caso di situazioni emergenziali.

I Comuni

La situazione preoccupa anche l'Anci, come ha riferito il presidente Dorino Favot durante la sua audizione. Mentre Guido Lucchini, presidente della federazione regionale degli Ordini dei medici, ha spiegato quanto sia cambiata la professione: "Quarant'anni fa – ha ricordato – c'erano in regione diecimila posti letto negli ospedali, mentre oggi sono tremila. Di contro, sul territorio sono triplicate le case di riposo e sono nate le Rsa. Si sono sviluppati tanti servizi di domiciliarità e sul territorio è stato creato un sistema che funziona". Lucchini ha anche messo il dito nella piaga degli stipendi, ricordando che uno specializzando in medicina generale guadagna 700 euro al mese, meno della metà di altre specializzazioni ospedaliere: "Bisogna incoraggiare questo percorso formativo e premiare il merito, perché ci dev'essere l'orgoglio di diventare medico di famiglia, non deve diventare una scelta di ripiego".

Riccardi

Sul tema è intervenuto il vice presidente della Regione e assessore competente, Riccardo Riccardi. "Dopo questa informativa è importante ascoltare i sindacati della medicina generale per condividere quali sono le revisioni possibili per alcune problematiche derivanti dagli accordi collettivi nazionali e dove intervenire a livello regionale; ad esempio le tempistiche dei bandi per le assegnazioni degli incarichi a favore dei medici di medicina generale e pediatri di libera scelta, ma anche le incentivazioni attraverso borse di studio a favore degli studenti che frequentano il centro di formazione medica regionale e le agevolazione per lo svolgimento dell'attività in zone disagiate del territorio regionale".

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