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Matteo Renzi

Matteo Renzi

Renzi: «Dal Friuli un messaggio al paese che si rimette in moto»

Il presidente del Consiglio nella nostra provincia: prima ospite del Gruppo Danieli e poi al teatro "Giovanni da Udine"

La giornata di Matteo Renzi in Friuli, raccontata attraverso le sue dichiarazioni e quelle di Debora Serracchiani e Giampietro Benedetti - presidente e ad di Danieli -, da Buttrio al “teatrone”.

NUOVO IMPIANTO DI ROTOFORGIA ALL’ABS . «Un segno che l'Italia ha un grande futuro, rappresentato dalla qualità che ha sempre rappresentato il nostro paese. Lavoriamo perché l'Italia riparta. Tutte le polemiche politiche ideologiche, le discussioni, i dibattiti, si fermano di fronte ai 230 milioni di un investimento che la Danieli ha fatto, nuovi posti di lavoro. Dal Friuli un messaggio per il paese che si rimette in moto».

NON PERDO LA FACCIA. «Per una volta possiamo smettere di piangerci addosso? Dicevano “non ce la farai mai ad approvare la legge elettorale“. L'abbiamo approvata e ora chi arriva primo vince. Dicevano “non avrete i numeri per approvare la riforma costituzionale". Chi lo diceva, oggi probabilmente è in ferie. Abbiamo dimostrato che le cose si possono fare. Io vado avanti come un treno perché posso perdere le prossime elezioni - e credo che non le perderò - ma non posso perdere la faccia».

ITALIA ED EUROPA. «L’Italia non fa la 'voce grossa' in Europa, perché l'Europa è figlia dei sogni degli italiani, non matrigna degli incubi. L'Europa è stata fatta da una generazione di italiani uscita dalla guerra, che hanno sognato un luogo dove ci fosse la pace per i propri figli. Oggi invece rischia di diventare un luogo burocratico».

TERRORISMO. «I terroristi vogliono ucciderci, e se non ci riescono vogliono farci vivere come loro, vogliono mettere in discussione il nostro senso di umanità. Sappiamo che non si può intervenire in modo istintivo di fronte a queste questioni, e serviranno anni».

MATTEO RENZI CONTESTATO FUORI DAL TEATRO

BASTA MUSICA CATTIVA. «La musichetta di alcuni talk show era sempre la stessa, va tutto male. Mi chiedo se non sia il caso di mettere fine alle polemiche. L’Italia deve essere una superpotenza non militare ma culturale. Smettiamo di pensare che il mondo ci guardi con gli occhi tristi, come invece facciamo noi».

EXPO E GRILLO. «Ieri è stato staccato il ventimilionesimo biglietto. Grillo se la prenda con chi vuole, ma di fronte a obiettivi condivisi dobbiamo mettere davanti gli interessi del Paese. L'Expo ha dimostrato che si può mostrare un volto dell'Italia che è il volto di chi lotta per un ideale, avere un livello di investimenti sul futuro degni di questo nome, ma anche avere un po' di orgoglio quando si sente parlare di Italia».

BENEDETTI. «Abbiamo fiducia in questo governo perché sta dimostrando energia e coraggio e soprattutto perché ha una visione di sviluppo del Paese, che deve recuperare la speranza. Questa nasce proprio da coraggio e fiducia. Il mondo cambia velocemente  e noi non ci possiamo fermare. Il progetto di cambiamento è necessario, ma deve essere fatto dalle persone e come diceva Keynes il problema non è far accettare le novità alle persone, ma convincere queste ad abbandonare le vecchie idee».

SERRACCHIANI. «Non siamo speciali soltanto a parole o solo evocando una storia che è importante, ma che è ormai storia, ma vogliamo esserlo tutti i giorni. Così come siamo stati un modello nei momenti più difficili di questo Paese e di questa terra, vogliamo continuare ad esserlo esercitando quotidianamente la nostra specialità. Ecco perché andiamo avanti spediti sul terreno delle riforme: riforme che potremmo in teoria guardare da lontano e che invece abbiamo scelto di fare per primi. Vogliamo che la specialità insegni al Paese che cosa significhi essere una regione che guarda negli occhi le crisi e che tenta di superarle con tutte le sue forze».

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