La Regione Fvg esce dalla Rete anti discriminazioni per orientamento sessuale e identità di genere

Si tratta di una posizione assunta oggi dalla Giunta "nel quadro di un complessivo riesame delle politiche regionali relative ai temi dell'inclusione sociale, delle pari opportunità e della non discriminazione". La consigliera regionale del Pd Chiara Da Giau: "Fedriga azzera i diritti di intere fasce di cittadini"

"Le istituzioni scolastiche e le famiglie hanno strumenti sufficienti per insegnare e trasmettere i valori del rispetto e della diversità. Ogni altra iniziativa sul tema rischia di essere solo un indebito indottrinamento". Questo quanto affermato dall'assessore del Fvg a Lavoro, Formazione, Istruzione, Famiglia, Ricerca e Università, Alessia Rosolen, in merito alla decisione di recedere dalla rete Re.a.dy. "Ciò - ha aggiunto Rosolen - anche in considerazione del fatto che la rete Re.a.dy ha approvato nel 2017 un documento dichiarato vincolante per i partner che prevede una serie di attività, anche amministrative, aventi a oggetto esclusivamente le tematiche attinenti a lgbt".

L'opposizione

"Prima i friulani, ma che non siano donne o giovani, o peggio ancora omosessuali. Tra le deleghe assegnate al nuovo Esecutivo regionale non solo non c'è alcun riferimento alle pari opportunità o alle politiche giovanili, ma veniamo a sapere che la Giunta Fedriga, su decisione dell'assessore Rosolen, uscirà dalla Rete nazionale delle Pubbliche amministrazioni anti discriminazioni per orientamento sessuale e identità di genere (Ready). Davvero una brutta partenza per la tutela di intere fasce di popolazione".  A dirlo è la consigliera regionale del Pd Chiara Da Giau, commentando la decisione odierna della Giunta regionale di uscire, appunto, da Ready e denunciando "la disattenzione, per lo meno nell'attribuzione delle deleghe dell'Esecutivo regionale, verso fasce di popolazione che probabilmente più di altre hanno bisogno di attenzione da parte delle istituzioni. Dopo la sottolineatura fatta dal presidente rispetto alla tutela delle  famiglie naturali, non tarda a dipanarsi - continua la Da Giau - il progetto discriminante e restauratore della nuova Giunta, che vuole riportarci a oscurantismi del passato".  

La consigliera del Pd taccia come patetiche le motivazioni della scelta, le quali "richiamano alla triste abitudine delle forze populiste di destra di fare assurde classifiche nell'accesso ai diritti. Tutto ciò mentre i dati delle indagini ci  dicono quanto diffuso sia il fenomeno della discriminazione e del bullismo omofobici e quanto efficace sia, per evitare tristi conseguenze, l'azione educativa della scuola e delle Amministrazioni pubbliche".

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