Referendum, il Pd udinese replica al centrodestra: «dimostrano di parlare per slogan»

La reazione Dem dopo l'incontro e le prese di posizioni di alcuni consiglieri comunali che si erano rivelati compatti contro la riforma

La sede del Pd di via Maniago

«Il centrodestra è certo di aver letto il testo della Riforma Costituzionale?» È ciò che si domanda provocatoriamente il Pd di Udine dopo aver letto quanto espresso da Loris Michelini (Identità Civica), Maurizio Vuerli (Forza Italia), Paolo Pizzocaro (Per Udine) e Mario Pittoni (Lega Nord) in merito alla questione. Con le loro dichiarazioni a detta dei dem, «dimostrano di parlare per slogan».
 
«La riforma non intacca l'autonomia delle Regioni a Statuto speciale come il Friuli Venezia Giulia ma anzi, al contrario - hanno precisato Monica Paviotti, capogruppo in Comune e Enrico Leoncini, segretario del Partito Democratico cittadino - la rafforza, poiché qualsiasi modifica dello Statuto dovrà essere frutto di un’intesa con lo Stato. Senza intesa tutto rimane com’è». Detto questo, hanno inoltre precisato come «alcuni costituzionalisti sono contrari alla Riforma proprio a causa del rafforzamento che dalla stessa deriverebbe per le Regioni a Statuto Speciale». Il centrodestra non solo «non è stato in grado di mettere in campo nessun progetto, ma dimostra anche di non saper cogliere le opportunità che dalla Riforma potrebbe derivare per la nostra Regione, che ne uscirà rafforzata».
 
«Punto cardine della Riforma – dichiarano i dem - è poi il superamento del bicameralismo perfetto, un necessario adeguamento al momento storico attuale per consentire rapidità (concetto che permea tutta la riforma) e certezza nella risoluzione dei problemi».
 
Accanto a ciò poi, non è un dato relativo quello della «riduzione dei costi della politica: per il nuovo Senato delle autonomie, cui spetta la rappresentanza dei territori, non sono infatti previste indennità. Il centrodestra dimentica ancora una volta – hanno sottolineato - che la riduzione dei costi deriverà anche dall’abolizione di enti inutili come CNEL e dalla cancellazione delle Province».
 
Concludendo, Paviotti e Leoncini hanno precisato come con quanto dichiarato nei giorni scorsi «il centro destra dimostra di non aver compreso che grazie all’introduzione di referendum popolari propositivi e di indirizzo (che si aggiungeranno a quelli abrogativi) e alle modifiche migliorative sul quorum referendario (se vengono raccolte 800mila firme il quorum si abbassa), diventeranno più efficaci anche gli istituti di democrazia diretta».

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