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riqualificazione urbana / San Domenico

Ater e quartiere San Domenico: il centro sinistra chiede un fondo per le spese impreviste per i traslochi

Sono più di 60 le famiglie interessate dai trasferimenti Ater in nuovi alloggi temporanei per permettere la riqualificazione del quartiere. L'età media supera i 70 anni

Spese impreviste a carico delle famiglie, incertezza sul futuro e lo spettro di diventare un quartiere ghetto sono alcuni dei punti da cui è partita la protesta del centro sinistra di Udine per i trasferimenti Ater del quartiere di San Domenico. “Siamo qui per affermare con forza, ancora una volta, che non possono esistere progetti di questa entità e di questa delicatezza se partono e si realizzano mettendo da parte le persone e le loro esigenze”. Queste le dichiarazioni in merito ai trasferimenti dal quartiere di Udine coinvolto dal progetto di rigenerazione urbana pianificato da Comune e Ater attraverso i 23 milioni di euro recuperati con i fondi del Pnrr.

Le richieste

La principale richiesta è quella che venga istituito immediatamente un fondo onnicomprensivo per le spese impreviste  che gli abitanti del quartiere potrebbero dover affrontare nelle prossime settimane quando saranno trasferiti nei nuovi alloggi. Sono 60 le famiglie coinvolte e l’età media delle persone super i 70 anni. Federico Prione di Progetto Innovare afferma: “La nostra richiesta è che il comune crei da subito un fondo onnicomprensivo per le spese impreviste; dai traslochi, al nuovo mobilio, alle manutenzioni dei nuovi appartamenti, a disposizione degli abitanti di San Domenico. Chiediamo, inoltre, che il comune attivi insieme all’Ater una cabina di regia politica che coinvolga anche i servizi sociali del comune e che le persone con la fragilità più alta abbiano la migliore destinazione possibile”. E aggiunge: “Le persone, comprensibilmente, stanno cercando di trovare per loro stesse la migliore soluzione possibile ma ci sono delle pesanti incognite sul loro futuro perché c’è la concreta possibilità che esse debbano sostenere costi e imprevisti considerevoli a cui non riescono a far fronte in un periodo di forte incertezza economica e sociale e di forte aumento dei prezzi”.

I cittadini coinvolti in primis chiedono chiarezza sia per quanto riguarda le modalità sia le tempistiche. Anche i rappresentanti del centro sinistra cittadino si stanno facendo portavoce di queste esigenze: “Qui a san Domenico il disagio degli abitanti è assolutamente comprensibile e condivisibile perché esprime bisogni primari, veri che non sono stati mai presi in carico dall’amministrazione comunale, sindaco in primis, notevolmente in ritardo rispetto all’Ater. Siamo qui non per fare speculazione politica, ma come abbiamo sempre fatto in questi mesi per raccogliere le legittime esigenze delle persone che sono state inascoltate e ignorate: le persone non sono numeri o comparse di una propaganda elettorale, ma dovrebbero essere il fine di ogni azione politica”.

I dubbi sul progetto

In primis si dibatte è il cronoprogramma e lo scopo del progetto: “Al di là degli annunci, i cittadini e le cittadine di san Domenico non hanno certezza di quale sarà il loro futuro e il futuro di questo quartiere – afferma Federico Pirone – “: non c’è un progetto definitivo, non c’è un’idea condivisa di quartiere, non si capisce perché viene realizzata un’operazione simile che prevede un aumento considerevole della capacità alloggiativa e una riduzione della dimensione degli appartamenti, non si capisce che tipo di quartiere dovrà diventare san Domenico nella testa dell’amministrazione comunale”. Sul tavolo anche il numero di alloggi previsto nella riqualificazione: “Con più alloggi diventerà un quartiere “ghetto”? Chi viene a vivere in 112 appartamenti, molti dei quali da 30, 40 mq? Per noi questo quartiere deve diventare un modello di inclusione sociale in un mix di funzioni, con servizi all’avanguardia per le fragilità e una qualità della vita alta, non un quartiere ghetto”.

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