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Debora Serracchiani al voto

Debora Serracchiani al voto

Primarie Pd, l'obiettivo è 25mila votanti. Serracchiani: «Inizia una storia nuova»

La presidente della Regione ha votato al seggio di via Mantova, il sindaco Honsell in quello di via Maniago

Si stanno svolgendo in modo regolare le operazioni di voto per le primarie del Partito Democratico in Friuli Venezia Giulia. Ai seggi si sono già recati molti dei big regionali: il capogruppo alla Camera Ettore Rosato ha votato in mattinata a Trieste, a Melara; la presidente della Regione Debora Serracchiani ha votato intorno alle 12.30 nel seggio di Udine 2 in via Mantova, mentre il sindaco di Udine Furio Honsell ha depositato la scheda in via Maniago. Hanno votato inoltre il presidente del Consiglio regionale Franco Iacop e il deputato Paolo Coppola, oltre all'europarlamentare Isabella De Monte. «L’affluenza è in linea con le nostre proiezioni - ha detto il presidente del Pd FVG, Salvatore Spitaleri -. Con questo trend, direi che dovremmo arrivare ai 25mila votanti, che avevamo fissato come obiettivo per il Fvg». Alle 12 hanno votato 10.245 persone, distribuite così: 1.560 a Gorizia, 1.893 a Pordenone, 2.081 a Trieste e 4.711 a Udine.


SERRACCHIANI. «È un bene se in tanti oggi vanno a votare alle primarie, perché questa è l'unica occasione in cui un partito rimette ai cittadini la scelta del proprio vertice politico. Nel Pd, quello che per altri è uno slogan, è un dato di fatto: uno vale uno, ogni voto pesa uguale. E questo, soprattutto in un momento in cui le semplificazioni e i leaderismi sono di moda, fa bene alla democrazia del Paese». Lo ha affermato la presidente della Regione Debora Serracchiani, dopo aver espresso la sua preferenza per Matteo Renzi. «Sono convinta che dalle urne uscirà un segretario pienamente legittimato e autorevole, e che un minuto dopo la fine del congresso tutti saranno con lui, lealmente e operativamente». Per Serracchiani, che è stata vista anche a Trieste presso un seggio elettorale, «con questo congresso il Pd si lascia definitivamente alle spalle una stagione di turbolenze sollevata da alcuni vertici del partito poi usciti, e anche i lunghi mesi della contrapposizione referendaria. Da qui inizia una storia nuova, popolare, condivisa e - ha concluso - vorrei dire più sorridente».

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