Politica

Renzo Tondo: «Prossime regionali? Il centrodestra inizi a ragionarci con serenità»

L'ex presidente della Regione Friuli Venezia Giulia analizza l'attuale situazione politica dopo le elezioni di giugno. Cosa succederà a Udine? «Si cercherà un candidato moderato»

Dagli esiti delle ultime amministrative, ai nuovi possibili scenari per la guida della Regione: Renzo Tondo, già governatore del Friuli Venezia Giulia, analizza la situazione politica sostenendo, anche in funzione della sua esperienza diretta, che la scelta dei candidati deve essere valutata senza troppa fretta. Ma il centrodestra, visto il successo di Pordenone e Trieste, può iniziare a ragionarci con serenità.

Le ultime amministrative a Pordenone e Trieste hanno affermato una vittoria del centrodestra: il risultato è connesso alla politica nazionale?
«Certamente, le scelte del Governo centrale possono avere sicuramente influito sulle decisioni degli elettori, sulla scia di un certo malcontento generale, rispetto anche al sistema di governo regionale. E' chiaro che la presidente Serracchiani è molto impegnata a Roma, ed è bene, come le ho suggerito più volte, che metta la testa solo in Friuli Venezia Giulia. E' stata eletta in regione, i suoi elettori si aspettavano molto da lei».

Secondo lei ci saranno contromosse da parte del centrosinistra in vista delle prossime regionali?
«Ogni coalizione farà il suo. Come sempre affermo, molte delle decisioni davvero importanti, saranno prese, come spesso accade, all'ultimo momento. I due-tre mesi prima del voto saranno determinanti». 

Renzo Tondo è pronto a scendere nuovamente in campo?
«Il leghista Massimiliano Fedriga si è dichiarato disponibile a scendere in campo per il centr destra. Atto legittimo e corretto, su cui desidero porre un elemento di chiarezza. Rispetto alle perplessità di alcuni, osservo che è diventata presidente della Regione Friuli Venezia Giulia la romana Debora Serracchiani, certamente, e a maggior ragione, può ambire a tale ruolo il parlamentare triestino Massimiliano Fedriga. Aggiungo: non mi convince del tutto la tesi che il candidato vada scelto con largo anticipo. Vale la pena di ricordare che io sconfissi Riccardo Illy dopo essere stato scelto all’ultimo momento; anche Serracchiani accettò la candidatura, pochi mesi prima delle elezioni, dopo un lungo e infruttuoso dibattito all’interno del Pd. In ogni caso è bene che il centro destra inizi a ragionarci su con serenità e con l’ambizione di riconquistare la Regione, cosa che dopo Trieste e Pordenone è alla portata di mano».

L'elettorato friulano si è rivelato spesso diviso tra Regione, Provincia e Comuni, alternando preferenze e colori politici: c'è una costante necessità di cambiamento o regna un'insoddisfazione di fondo?  
«Penso che sia necessario far recuperare il desiderio nell'elettorato di esprimersi al voto. Di andare a votare. Questo penso sia, più di tutti, l'aspetto determinante. Solo con una maggiore affluenza alle urne, si è in grado di decifrare davvero ed in modo completo, in che moda e come, la politica può e deve rispondere ai cittadini. Il voto già di per sé, offre tutte le risposte, ma le preferenze devono, dovrebbero, essere espressione di una platea elettorale importante». 

A Udine mancano due anni alle elezioni comunali: per quanto sia precoce fare pronostici, che cosa potrebbe succedere?
«Difficile rispondere ad oggi a queste domande. Sicuramente, Udine, ha un bacino di elettori appartenenti alla schiera cosiddetta moderata che deve ritrovarsi in un candidato. Anche in questo caso, è necessario recuperare questa pletore di elettori che, fra le altre cose, crea l'ossatura imprenditoriale e sociale della città. Il candidato deve essere in grado di fare da pigmalione a queste persone a cui, probabilmente, è mancato un punto di riferimento alla guida del governo cittadino».

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