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Venerdì, 27 Gennaio 2023
Politica

«Per non morire di prosecco impariamo dal prosecco»

Nota- Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di UdineToday

È sotto gli occhi di tutti quanto successo abbia a livello planetario la " creatura" Prosecco. Ormai tutti vogliono Prosecco : pubblicita`, marketing, moda, status simbol, hanno portato questo vino che 30 anni fa` era considerato fra i peggiori d'italia, a diventare un must mondiale capace di spodestare sua maesta` lo Champagne dal trono che ha detenuto per secoli. Questo successo fa` comodo anche ai vignaioli Friulani, i quali coltivando Prosecco si garantiscono quegli introiti necessari a salvare le proprie aziende. Il boom del Prosecco e` dovuto a tanto lavoro studiato a tavolino attraverso copiosi investimenti soprattutto pubblicitari fatti per spingere questo prodotto che non avrebbe neanche bisogno di DOP o IGT o di un qualsiasi riconoscimento del luogo di produzione, quanto di una Trade Mark, alla stregua della Coca Cola. Il mondo del vino Friulano ha bisogno di recepire questo insegnamento, deve capire che il vino che si esporta nel mondo non e`solo il vino buono, ma e` soprattutto il vino pubblicizzato, spinto dai media e che diventa di moda. Il contenuto della bottiglia purtroppo, passa in secondo piano.

Per ottenere cio` servono grandissimi investimenti, non tanto in campagna o in cantina, quanto nella pubblicita` ,nel marketing, nella promozione all'estero; nella nostra regione solo poche realta` aziendali possono permettersi azioni simili, al resto delle piccole e medie aziende e` precluso il ricco mercato estero. La soluzione potrebbe essere la creazione di cooperative di produttori che consorziandosi, avrebbero quei grossi volumi di prodotto tali da permettere loro gli investimenti necessari per farsi conoscere all'estero, nei mercati buoni e, avendo anche una certa capacita` produttiva, avrebbero anche la massa critica necessaria per aver potere contrattuale. Quindi un primo problema del mondo vitivinicolo regionale, si risolverebbe consorziando la maggior parte dei produttori che potrebbero conferire le loro uve in stabilimenti grossi e modernamente organizzati, capaci di proporsi in maniera efficiente su tutti i mercati.

Noi di PATRIE FURLANE riteniamo che sia auspicabile la creazione di massimo quattro grandi stabilimenti dislocati sul territorio Regionale, in modo da coprire in maniera razionale le aree vitivinicole, facilitando il trasporto e la consegna del prodotto dal campo alla cantina. Questi quattro stabilimenti pero`, dovranno essere amministrati e diretti da un'unica regia che gestira` le produzioni, il marketing e le vendite di tutti gli stabilimenti. Un'altro problema da rislovere e` il numero spropositato di varieta` di uva coltivate in Regione : se si vuole entrare nei mercati esteri con grossi volumi di prodotto, non e` possibile proporre decine di vini diversi ! Consideriamo che quattro sole varieta` : Sauvignon, Chardonnay, Pinot grigio, Cabernet, producono oltre la meta` del vino mondiale, perche sono questi vini che il mercato vuole ed e` con queste varieta` che si fanno i numeri ed i guadagni, non certo con il Picolit o con la Malvasia, non perche` questi vini non siano buoni, anzi sono eccezzionali, ma non bisogna dimenticare che la clientela estera che compra vino e che e` disposta a pagarlo tanto, normalmente non capisce assolutamente niente di vino, si limita a comprare l'etichetta che qualche guida dei vini piu` o meno attendibile ne ha suggerito l'acquisto, in base alla forza contrattuale di ognuno dei produttori di vino che rappresenta. Quindi produrre vini pregiati, autoctoni,storici, e` comunque importante per i palati raffinati dei veri estimatori nostrani, ma non dimentichiamo che e` e restera` una produzione di NICCHIA e che come tale va` SALVAGUARDATA, se invece vogliamo sfondare sui mercati esteri facendo numeri con qualcosa che non sia solo Prosecco, dobbiamo unire le forze e puntare su grossi investimenti pubblicitari e sul marketing.

Riccardo Signor 

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