Franzil: "Prioritario costruire un patto politico territoriale forte"

"Bisogna ricordare che l’obiettivo di fondo è la sconfitta dell’attuale Presidente della Regione"

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di UdineToday

In questi giorni la politica regionale ha vissuto una serie di accelerazioni in vista della scelta del candidato o della candidata alla Presidenza della Regione per la coalizione di centrosinistra. Di questo i giornali hanno dato largo resoconto.

Come sostengo da tempo, senza per questo voler dare lezioni a nessuno, la piega che ha preso il dibattito mi preoccupa molto. Non tanto, o non solo, per partigianeria rispetto a un nome, quanto perché ritengo le modalità con cui cresce il dibattito sbagliate. Mi permetto per questo, in vista di un’importante riunione regionale del Partito democratico, di proporre un ragionamento, che spero i gruppi dirigenti del PD colgano come stimolo e non come un’incursione nella loro discussione.

Innanzitutto bisogna ricordare che l’obiettivo di fondo è la sconfitta dell’attuale Presidente della Regione. Le mancanze, l’incapacità di gestire la crisi, la politica degli spot dell’attuale Giunta sono sotto gli occhi di tutti noi, ma ancora non sono state sufficientemente denunciate. Penso che ci dobbiamo rendere conto  ci troveremo di fronte a uno scontro durissimo, che possiamo vincere se non lasciamo in disparte i contenuti.

Le forze politiche di una futura coalizione di centrosinistra si collocano in maniera differenziata sul governo Monti e sulle politiche nazionali. Ma, anche uscendo da questi confini, ritengo sarebbe sbagliato ignorare che le recenti elezioni amministrative segnano un ulteriore stacco dalla politica e una voglia, forse confusa, di cambiamento. Il successo delle liste Grillo, che io non valuto negativamente né in chiave antipolitica, così come l’alto astensionismo dovrebbero spingerci sia a cambiare noi stessi, sia a iniziare un’interlocuzione sui temi e con le persone che hanno dato questo segnale.

Per questo l’immagine della politica regionale di questi giorni può essere, secondo me, un segnale negativo che diamo a queste istanze.  L’idea di riunioni e contro riunioni, di dichiarazioni contrastanti e continue, l’irrigidimento all’interno di un recinto prefissato bloccano le nostre potenzialità.

Lo stesso penso di meccanismi troppo complicati e strani per arrivare alle decisioni. Secondo me, se vogliamo procedere con le primarie per la scelta del candidato, proprio perché dovrebbero rappresentare un tentativo di allargare la discussione, bisognerebbe promuovere il meccanismo più semplice e la via più chiara : primarie di coalizione aperte a tutti. Chi prende più voti è il candidato. E’ comprensibile la preoccupazione, visto l’esito di questo strumento in molti luoghi, di non mandare allo sbaraglio un possibile candidato o candidata del Pd. Ma allo stesso modo è sbagliato arrivare a modalità di voto barocche che lo blindino, perché sarebbero primarie false, una sorta di legittimazione popolare delle decisioni del gruppo dirigente. Sarebbero dannose anche al candidato o alla candidata del PD per cui si sta costruendo tutta questa ragnatela: si troverebbe in un anno a dover affrontare tre campagne elettorali (primarie del Pd, primarie di coalizione, elezioni vere e proprie) con la certezza, più che il rischio di logorarsi.

Per questo credo che dopo i nostri primi contatti, sia ora prioritario costruire un patto politico territoriale forte basato sui fondamenti di un programma. Per costruire il progetto di un centrosinistra regionale che sia il più possibile indipendente da quello che succederà a livello nazionale senza apparire posticcio, su cui confrontarsi con la società nel suo complesso nella maniera più partecipata possibile e che sia la base su cui far cimentare i candidati e le candidate alla Presidenza della Regione.

Penso che proprio le recenti elezioni escludano, anche per i risultati delle forze del terzo Polo, giochi particolari e per questo credo sia il momento di dare un segnale di apertura e di trasparenza forte e facilmente leggibile. Altrimenti rischiamo tutti di essere letti come una politica che si stringe nelle proprie stanze e trucchi per paura della partecipazione.

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