Ex Cavarzerani: "Bomba sanitaria, solo propaganda e slogan"

Sulla vicenda della ex struttura militare intervengono Alessandro Venanzi (Pd) e Federico Pirone (Progetto innovare)

Ex Cavarzerani dichiarata ufficialmente "zona rossa", la polemica monta in città, ma di soluzioni sembrano vedersene poche. Sulla questione sono intervenuti il capogruppo di Progetto innovare, Federico Pirone, e il capogruppo del Pd, Alessandro Venanzi.

Pirone

"La città – attacca Pirone – sta affrontando una situazione delicata ma prevedibile senza un timone ma solo con la propaganda degli slogan. Ancora una volta si nasconde la testa sotto la sabbia: in tutto il Paese gli assembramenti sono vietati, come è possibile autorizzare le quarantene covid in una struttura che ospita 500 persone? Chi le ha permesse? E la Regione controlla chi arriva dai Paesi a rischio (siano essi migranti o turisti), oppure tenta la fortuna? Tra 14 giorni, finita la quarantena, saremo di nuovo al punto di partenza?".

"Altro che zona rossa nella Cavarzerani come panacea di tutti i mali – incalza Pirone –, a Udine viene scaricata, da parte dello Stato e della Regione, una questione molto complessa: perché i richiedenti asilo non vengono accolti anche in altri comuni? Perchè si continua a gonfiare la Cavarzerani e non si potenzia l'accoglienza diffusa su tutto il territorio regionale per permettere una gestione di questo fenomeno equilibrata, rispettosa dei diritti delle persone accolte e di tutta la cittadinanza?".

"Il problema dei richiedenti asilo va trattato con serietà – conclude Pirone –, competenza e in raccordo costante con il quei soggetti che nella nostra città hanno dimostrato serietà e capacità di lavoro nel programma di accoglienza Aura, orgogliosamente smantellato dal sindaco Fontanini: ora che la situazione sfugge di mano, è chiaro a tutti che non è l'accoglienza diffusa a richiamare qui i richiedenti asilo ma potrebbe esserne invece la soluzione".

Venanzi

"La Giunta Fedriga e la Giunta Fontanini dovrebbero autodenunciarsi – spiega Venanzi – per il totale disinteresse mostrato verso la città di Udine e i suoi problemi: stavolta non se la cavano dando la colpa al Governo. Per anni hanno gridato 'al migrante' ma senza mai farsi carico del problema, e ora non ci vengano a dire cosa fa o non fa lo Stato. Siamo noi che chiediamo conto di quello che avrebbero potuto fare Regione e Comune, e non hanno fatto. La Rotta balcanica è lì dal 2015, il coronavirus almeno da marzo: dovevano prevedere questi problemi". 

"L'assenza di presidi sanitari e di percorsi protetti per i migranti – indica Venanzi – doveva essere concertata dalle Istituzioni a tutela di cittadini, forze dell'ordine, operatori e delle stesse centinaia di persone contenute nella Cavarzerani. Dev'essere chiaro che a causa della gestione della Cavarzerani abbiamo una bomba sanitaria in mezzo alla città, per l'alta concentrazione di persone che vengono esposte al contagio. Per le scelte della giunta Fedriga, a Udine si concentra oggi la gran massa dei richiedenti asilo del Friuli. Udine – chiude Venanzi – paga per tutti".

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