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Elezioni comunali Udine 2013: Vincenzo Tanzi (Pdl)

In vista dell'appuntamento del 21 e 22 aprile abbiamo sentito l'opinione di Vincenzo Tanzi, capolista del Pdl. Ci ha illustrato quelli che sono, secondo lui, i problemi della città e cosa intende fare per risolverli

L'intervista di Udinetoday.it con Vincenzo Tanzi, capolista del Pdl alle elezioni comunali del 21 e 22 aprile.

Le ragioni del sostegno ad Adriano Ioan

Il primo passo come Pdl e la prima idea che mi è venuta in mente è stata quella di riunire tutta l’area moderata nella quale storicamente gli udinesi si riconoscono. Mi sono detto. Udine ha bisogno di una persona che sa cosa vuol dire fare politica, vicina ai cittadini con meno medianicità, più lavoro e competenza amministrativa. A Udine serviva una persona razionale, interessata alla città e alla politica del fare e non a quella dell’apparire. Adriano Ioan rappresenta tutto ciò. Dopo la decisione di appoggiare Ioan, il Pdl si è buttato a capofitto in questo entusiasmate progetto e insieme a Ioan, abbiamo iniziato a lavorare sull’alleanze per allargare a tutti i partiti del centrodestra una visione condivisa del progetto e cioè la necessità di ridare a Udine una nuova centralità cittadina e un’amministrazione che abbia al centro delle proprie politiche il benessere dei cittadini. Il lavoro è ben riuscito visto le sei liste compatte che compongono la coalizione e sostengono Ioan con oltre 200 candidati sul campo.
 
Quali i problemi principali della città?

Udine purtroppo ha parecchi problemi. Il primo è l’isolamento. Come capoluogo di provincia, Honsell in questi cinque anni è stato solo capace di mettere Udine all’angolo. Nessun dialogo con il suo ampio hinterland su politiche importanti di urbanistica e mi riferisco al pessimo Piano regolatore. Nessuna visione strategia della città in un ottica di espansione. Non solo,il nuovo Prg ha anche danneggiato moltissimi cittadini. Altra pecca è sulla politica ambientale. Nessuna sinergia con i comuni contermini sul piano del traffico, sull’inquinamento atmosferico e pertanto, sugli sforamenti delle polveri sottili, sui rifiuti e sull’annoso problema del proliferare selvaggio delle antenne della telefonia mobile e di conseguenza sull’inquinamento da elettrosmog. Il commercio cittadino da anni è in sofferenza, le attività commerciali e artigianali si sono ridotte al minimo, il centro storico è sempre più povero e le infrastrutture sono rimaste un miraggio. La città è rimasta identica al 2008, se non addirittura peggiorata. Honsell parla di 80 milioni di euro di investimenti. Ma allora dove sono finiti i soldi se nessuna infrastruttura importate è stata realizzata? L’Hospice, il Museo di Storia Naturale, l’ex Macello, la ristrutturazione dell’ex Frigorifero, sono rimastre promesse elettorali. In aggiunta si è avuto la pessima gestione della mobilità cittadina, dei parcheggi, delle piste ciclabili, realizzate non per essere funzionali, ma per soli scopi ideologici. Strade e marciapiedi sono un colabrodo, nei quartieri si sono fatte solo chiacchiere e pochi fatti. Da nord a sud da est a ovest tutti lamentano la scarsa attenzione dell’amministrazione comunale. La maggior parte reclamano la mancanza dei servizi di prossimità: la presenza costante del vigile di quartiere, la mancanza di spazi a disposizione delle Associazioni per riunioni e incontri, centri di aggregazione per le persone anziane. La politica sulla sicurezza lascia a desiderare e dulcis in fundo la grande promessa elettorale del 2008 non mantenuta: lo smantellamento del campo Rom.
 
Le responsabilità della giunta Honsell in questi anni?
 
Voleva fare tanto e non ha fatto nulla. Il risulatato? È il 10° Comune più indebitato d’Italia. La giunta è stata condizionata da schematismi fortemente ideologizzati e di una cultura estremista ed estremizzata che non gli ha permesso di realizzare ciò che aveva promesso. Le responsabilità vanno ricercate nel loro interno.
 

I punti del programma a cui tiene di più il PDL.

Parto da un presupposto: la gente non fa più distinzioni tra destra e sinistra, ma su ciò che giusto e su ciò che è sbagliato. La valutazione sull’operato amministrativo si fonda su questo concetto. Da qui il Pdl ha sviluppato 10 idee per Udine. I punti su cui tengo di più sono: Il tema drammatico del lavoro, soprattutto per i giovani. Ripristinate le condizioni di attrattività per richiamare investimenti per rilanciare le attività economiche della città. Penso a una Udine policentrica, una città in competizione, che si trasforma. Una città metropolitana capace di creare un’interconnessione con i comuni dell’hinterland ed i poli turistici del territorio. Penso ad un grande progetto, protagonista anche la Regione Fvg per far diventare Udine la città capitale europea delle lingue minoritarie. Udine città dell’innovazione significa anche: incentivi per le start up presenti sul territorio per promuove lavoro e occupazione. Particolare attenzione alle nuove tecnologie e ai giovani. La Mobilità e viabilità cittadina va rivista, così come il sistema dei parcheggi. Proporrò in particolari zone l’abbassamento della tariffa di sosta e la chiusura dei parcometri alle 17.00. No a piste ciclabili ideologiche e pericolose. No a piste ciclabili senza nessun senso e frammentate tutte tra loro. Lavorerò a un piano organico finalizzato a comprendere tutte le piste ciclabili esistenti sul territorio. Basandomi su questo concetto: le piste ciclabili devono essere realizzate dalla periferia fino a confluire in centro. Sul tema sicurezza le idee sono chiare. Più controlli e più presenza dei vigili di quartiere. Intensificazione dei controlli diurni e notturni, maggiormente in certe zone della città. Smantellamento definitivo del campo rom e un piano sinergico con le autorità giudiziarie affinché si accertino i loro redditi. E infine, tra le molteplici cose che mancano a Udine è: un’area verde a misura di bambino dove i genitori possono far giocare, muovere e divertire i propri figli in tutta tranquillità e sicurezza. Infatti, non esiste un parco pensato a 360 gradi per i più piccoli, una sorta di ludopark, con tavolini e giochi, una piccola zona ristoro e ampie zone d’ombra.
 
Perché gli udinesi dovrebbero scrivere sulla scheda Tanzi?

Una bella domanda. Di quelle del tipo, c’è la possibilità di averne un’altra? Battuta a parte. Quando ho deciso di fare politica attiva prima da vicecoordinatore del partito e adesso anche come candidato e capolista del Pdl alcune domande me le sono poste. Innanzitutto la mia discesa in campo non è per caso. Nasce da una voglia di mettersi in gioco, perché se non ti misuri e non ti proponi attraverso le idee e il dialogo costruttivo rischi di essere considerato come colui che non ha la forza di imprimere degli ideali. A 42 anni suonati penso di aver raggiunto un’adeguata maturità. Certo, il panorama politico è dominato da una forte incertezza, dalla capacità dei partiti di non essere efficaci coem prima, ma anche da una gerontocrazia che sta ammazzando la nostra società. Se hai 30 o 40 anni sei ancora considerato troppo giovane o con poca esperienza. È malsano che nelle stanze dei bottoni ci siano sempre e solo sessantenni e settantenni?  Questo bisogna chiedersi. Se non hai il coraggio di scendere in capo, non puoi lamentarti, se alcuni consiglieri stiano correndo in questi giorni per il loro terzo o addirittura il quarto mandato. Ciò vuol dire che han già passato dieci o quindici anni in Consiglio comunale. Poltrone che han preso la forma del loro fondoschiena, legati a doppio filo a persone e enti; legami cementati da anni o da decenni di frequentazioni. Per me significa che, salvo eccezioni, non hanno più nulla da dare alla politica in termini di idee nuove, innovazione e cambiamento. Hanno solo un grande patrimonio di esperienza, che però potrebbero - se fossero un po' meno egoisti - mettere a disposizione della società in altri modi, magari prendendo una posizione più defilata e supportando le nuove leve. Invece no. Tutti restano abbarbicati ai posti di potere finché qualcuno non li obbligherà a sloggiare. Questa è un po’ la mia filosofia, il mio pensiero a cui mi ispiro. Poi in questi 5 anni c’è stato anche un lavoro quotidiano. Da dirigente di partito ho cercato di dare una forma, ma nello stesso tempo un modo di fare e un’impostazione a un’opposizione che spesso delle volte si è giocata nei media, che all’interno del Palazzo. Penso poi, che la politica non debba essere una professione. Se fosse per me proporrei un decalogo di “consigliere” o meglio di “politico” inserirei due cose semplici ma importantissime. La prima la questione morale. La seconda se vuoi intraprendere la via della politica attiva devi avere una tua base di sostentamento, cioè un lavoro. Dopo di che puoi anche impegnarti in politica. Altrimenti,come succede adesso crei solo dei professionisti e impiegati della politica. Adesso a prescindere di questo e del mio programma, se i cittadini scriveranno il mio cognome sulla scheda lo faranno attraverso il riconoscimento in tutti questi anni del mio impegno verso la città. Tutto il resto è relativo. Il miglior giudizio è la testimonianza diretta della gente. Posso aggiungere che in questi giorni sto girando molto, ogni giorno in posti diversi dal centro ai quartieri periferici, e la gente a prescindere l’appartenenza politica ha bisogno di vedere, di sentire e di toccare con mano quello che proponi. Se il meccanismo avrà funzionato presto lo scopriremo.

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