Colautti e Ciriani (Ncd): "Serracchiani tuteli agricoltura del Fvg"

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di UdineToday

“La Presidente Serracchiani si confronti rapidamente con il Governo ed in particolar modo con i ministri dell’Agricoltura e dello Sviluppo affinchè si intervenga, seppur in ritardo, per evitare i gravi rischi che ricadranno sul comparto agroalimentare regionale e nazionale dal regolamento europeo (n. 1169/2011) entrato in vigore lo scorso 11 dicembre, e che prevede l’eliminazione dell’obbligo di indicare lo stabilimento di produzione, con tanto di nazionalità e indirizzo, introdotto in Italia 23 anni fa (legge 109 del 1992) per tutelare il Made in Italy e il Made in FVG”.
 
A chiedere un immediato intervento della presidente del FVG nei confronti del Governo Renzi sono i consiglieri regionali FVG del Nuovo Centrodestra e di Fratelli d’Italia, Alessandro Colautti e Luca Ciriani che hanno depositato una mozione.
 
“Premesso che l’interventismo burocratico-normativo di Bruxelles rischia di provocare danni per miliardi al settore agroalimentare, che di recente ha emanano a getto continuo, regolamenti su ogni sorta di attività economica e commerciale, non di rado con imposizioni di difficile condivisione, come quelle sulla curvatura dei cetrioli e sulla lunghezza minima delle zucchine, le ultime disposizioni che impediscono al consumatore di capire dove è stato prodotta una mozzarella o un formaggio, rischia di mettere in ginocchio anche il nostro comparto regionale”.
 
“Ciò – commentano Ciriani e Colautti - rappresenta una catastrofe per migliaia di aziende, anche regionali, resa possibile anche dall'inerzia totale dei nostri rappresentanti presso l’Unione Europea, europeisti a parole, ma molto distratti nei fatti. La vicenda è tanto più grave se si guarda alle date, infatti il regolamento europeo entrato in vigore l'11 dicembre 2014, risale al 2011, quando fu approvato in sede Ue e che da allora, nessun esponente nazionale o regionale di ben quattro governi si è mai interessato dei suoi contenuti, né delle conseguenze che avrebbe comportato per un comparto così importante per l’economia italiana e della nostra regione”.
 
“Gli esperti definiscono «Italian sounding» l'imitazione dei prodotti tipici del Made in Italy, dal falso parmigiano ai prosciutti ungheresi spacciati per emiliani doc, e così via e che il fatturato di queste imitazioni (60 miliardi di euro), è destinato purtroppo a crescere. Grazie all'ultimo regolamento UE, assai gradito alle multinazionali del settore food (soprattutto a quelle del Nord Europa), l'Italian sounding è diventato legale”.
 
“E’ quindi necessario – concludono Colautti e Ciriani – che la presidente Serracchiani rappresenti al Governo la necessità di eliminare gli effetti del dannoso regolamento comunitario, ripristinando l'obbligo di indicare lo stabilimento di produzione sui prodotti agroalimentari nell'interesse dei cittadini/consumatori ed a tutela della trasparenza, della tracciabilità e qualità dei prodotti, in particolare per il Made in Italy e del Made in FVG, che vengono messi in commercio”.

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