Civismo udinese contro il ritiro del Comune dalla Rete nazionale anti discriminazioni sessuali

Le perplessità del Fogolâr Civic di fronte ad un atto dell'Amministrazione municipale giudicato gratuito, inopportuno e lesivo dell'immagine e dell'autorevolezza della città “capitale del Friuli”. Il presidente Travain mette in guardia i nuovi “sorestants” da passi falsi evitabili.

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di UdineToday

“Sarà forse giusto non discriminare neanche tra il ventaglio di discriminazioni che si dichiara di voler combattere. Eppure ritirarsi specificamente, senza una ragione che non sappia di pretesto, da uno dei fronti di quella sacrosanta lotta non è bello, non è opportuno ed è tutt'altro che nobile!”. Il ritiro del Comune di Udine dalla “Rete nazionale delle Pubbliche Amministrazioni anti discriminazioni per orientamento sessuale e identità di genere” (RE.A.DY), disposto dalla nuova Amministrazione retta dal sindaco prof. Pietro Fontanini, incontra le perplessità del civismo locale che si stringe attorno al Movimento Civico Culturale Alpino-Adriatico “Fogolâr Civic”. “Lontani dall'apprezzare sovente le forme e anche certi contenuti espressi dal fronte sociale a tutela di diritti e rivendicazioni del mondo omosessuale, ritenendo la persona in quanto tale, senza distinzioni di sorta, titolare del diritto-dovere al rispetto, consideriamo improvvida quest'iniziativa del Comune, che segue analogo passo recentemente compiuto dalla Regione”: così, in una nota del 25 luglio 2018, il prof. Alberto Travain, presidente del Fogolâr Civic oltreché del Circolo Universitario Friulano “Academie dal Friûl” e del Coordinamento Euroregionalista Friulano “Europa Aquileiensis”. “'Nel contrastare le discriminazioni non intendiamo privilegiare una categoria piuttosto che un’altra. Il bullismo e le discriminazioni soprattutto in ambito scolastico sono un problema serio che intendiamo affrontare a 360 gradi senza limitarci ai casi che riguardano le discriminazioni legate all’orientamento sessuale' avrebbe, non a torto, affermato, a dar retta alla stampa, il nuovo assessore comunale 'all'Istruzione, Pari Opportunità, Politiche per il superamento delle disabilità', dott.ssa Elisa Battaglia. E, per fare questo era necessario ritirarsi dalla Rete RE.A.DY?” chiosa Travain: “È evidente che si è trattato di un atto simbolico. Ebbene, proprio per questo, per ragioni simboliche, la nostra Udine, 'Capitâl dal Friûl', non doveva andarsene da quella Rete, ma far pesare anche in quel consesso il suo punto di vista sulla questione. Un punto di vista che, in particolare su argomenti gravi, sarebbe opportuno che l'Amministrazione graziosamente formulasse di concerto con la società civile locale nel suo complesso, nelle sue varie espressioni, magari anche appellandosi alla ricostituita assemblea popolare dell'Arengo! Riconnettere tale decisione a linee programmatiche del nuovo Sindaco volte a promozione della famiglia naturale pare, poi, cosa impropria. Perché tale promozione dovrebbe contrastare con il diritto alla diversità? La promozione della famiglia naturale e soprattutto delle sue capacità di tenuta nel vuoto di valori occidentale odierno – soggiunge Travain, ricordando i montanti danni psicologici arrecati ai figli dalla sempre più ricorrente caducità del legame tra i genitori – è scopo legittimo del 'buon governante' di qualunque popolo che voglia sussistere nella Storia, ma non si definisce come negazione delle diversità e del rispetto delle stesse. Quell'andarsene senza un progetto alternativo, inclusivo, teso ad affermare che Udine rispetta e promuove il rispetto di tutti gli orientamenti pur prediligendo per scelta culturale la famiglia naturale, potrà anche essere piaciuto a una certa friulanità conservatrice, clericale, paesana: certamente non ad un'udinesità cittadina da sempre intimamente progressista quando non sommessamente rivoluzionaria. Attenzione ai passi falsi, agli errori gratuiti e alle cadute di stile che ledono l'immagine e le tradizioni di autorevolezza della città!” raccomanda il leader del Fogolâr Civic “sitadin”.

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