Caso Regeni: “Fallimento morale dello stato e banco di prova del patriottismo”

Il coordinamento politico friulano “Europa Aquileiensis” esprime proprie gravi riflessioni sulla gestione istituzionale e sociale della tragedia del giovane ricercatore di Fiumicello massacrato in Egitto

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di UdineToday

Il coordinamento euroregionalista friulano “Europa Aquileiensis”, laboratorio di cultura politica promanante dal Fogolâr Civic, esprime, attraverso nota datata 25 marzo 2018, a firma del suo coordinatore, prof. Alberto Travain, alcune riflessioni in ordine al Caso Regeni, a due anni e due mesi dalla tragedia del ricercatore di Fiumicello massacrato in Egitto. “Riteniamo che il Caso Regeni rappresenti di fronte al mondo il fallimento morale dello Stato italiano come ente sovrano in grado di tutelare e di riscattare un proprio cittadino dall'estremo oltraggio subito da parte di una tirannide straniera accreditata come amica tra le autorità della Repubblica Italiana. Con ogni mezzo si doveva far capire ad egiziani e comunità internazionale che chi torce indebitamente un capello ad un italiano la paga cara! Riteniamo che il Caso Regeni sia anche stato un banco di prova della consistenza e della tenuta diciamo 'patriottica' del Paese, delle sue forze politiche, sociali, culturali, anche a livello locale friulano ovvero regionale forogiuliano che dir si voglia. Ambiguità tra le pseudosinistre governative, meritatamente sconfitte alle elezioni politiche. Insopportabile, pragmatico, affarismo tra le file di certe pseudodestre, immeritatamente in questo caso trionfanti eppure pronte a confondere la patria con il vile denaro ed affari connessi. Solo dai pentastellati e da qualche 'duro e puro' di sinistra pare vi sia stato, nei ranghi politici, una certa volontà di resistenza a difesa della vittima e della dignità sua, del suo Paese e del suo popolo dileggiati dall''amico' Egitto. Sul territorio, società e Istituzioni, dalle associazioni, ai Comuni, alle scuole, hanno dimostrato una diversa tempra nel non cedere il caso all'oblio. Tante e commoventi le mobilitazioni in giro per l'Italia. Molto più tiepida, incredibilmente, la situazione in Friuli Venezia Giulia, con il pesante danno d'immagine causato dal Comune di Trieste, capoluogo della regione del ricercatore ucciso, ente giunto persino a ritirare lo striscione rivendicativo di verità sulla tragica vicenda dalla facciata del palazzo pubblico. Per fortuna non sono mancati gli esempi 'virtuosi' di civica mobilitazione anche nel Friuli e nella Venezia Giulia. Inqualificabile la Chiesa cattolica, il cui lungo assordante silenzio sul Caso Regeni, almeno quello del suo pontefice e dei suoi più alti prelati, pare a dir poco vergognoso! Un banco di prova del patriottismo, della sensibilità, della solidarietà, in cui il popolo si è dimostrato talvolta migliore dei suoi rappresentanti, ma talvolta peggiore, anche più indifferente ed inadeguato. Il punto è che una cosa è dire che si sia trattato di un caso creato per rovinare i rapporti tra Egitto ed Italia, sulla pelle naturalmente del povero Regeni. Altro è constatare come questo caso sia un dito puntanto sui rapporti tra un Egitto tirannico ed un'Italia ammiccante e connivente. Se le cose stanno in questi termini, 'dimmi con chi vai e ti dirò chi sei'! E ciò riduce a ipocrisia ogni facile lezione di educazione civica e convivenza civile e rende inaccettabile ogni insopportabile panegirico sul 'Bel Paese' con la 'Costituzione più bella del mondo', 'nata dalla Resistenza', eccetera, eccetera. Qualcuno gridò 'ipocriti!' nelle commissioni parlamentari che in questi anni ebbero la ventura d'imbattersi nel Caso Regeni... Certo è che se un Paese non si unisce attorno a una tragedia come questa, quel Paese di fatto non esiste, non ha consistenza, non ha dignità, per cui si presta pericolosamente a farsi zimbello e campo d'azione di malintenzionati! Non sia questo il destino del Friuli Venezia Giulia! Non sia questo il destino d'Italia!”

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