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Bini esclude limiti alle aperture festive, ora la Cgil chiede il parere di Fedriga

Il sindacato: “Il governatore dica qual è la posizione della giunta. Sul tema la Lega aveva espresso posizioni diametralmente opposte a quelle dell’assessore Bini”

«Vorremmo sapere se l’assessore Bini parla a titolo personale o se la sua è la posizione di tutta la giunta regionale. Il che ci parrebbe strano, viste le ripetute iniziative della Lega Nord contro la deregulation degli orari nel corso della passata legislatura, e il voto trasversale sulla legge che puntava a introdurre alcune chiusure festive obbligatorie». La Cgil del Friuli Venezia Giulia replica così alla presa di posizione dell’assessore alle attività produttive, che ieri ha escluso la possibilità di nuovi interventi per limitare il numero delle aperture festive degli esercizi commerciali. «Su un tema così importante e sentito sia dai lavoratori che dai cittadini – spiega Pezzetta – credo che spetti al presidente chiarire qual è l’orientamento della Giunta, così capiremo se qualcuno ha cambiato idea rispetto a quanto sostenuto dai banchi dell’opposizione o in campagna elettorale. Di sicuro, dal nostro punto di vista, sarebbe un passo indietro per questa regione, che dopo aver fatto da apripista alla possibilità di una modifica delle attuali regole, sia pure con una legge bocciata dalla Corte Costituzionale, adesso sarebbe rassegnata alla deregulation del settore, proprio mentre un disegno di legge in discussione in Parlamento prevede chiusure obbligatorie in alcune delle principali festività».

Duro nei confronti di Bini il giudizio del sindacato Cgil di categoria, la Filcams, affidato alle parole della segretaria regionale Susanna Pellegrini. «È sotto gli occhi di tutti – dichiara Pellegrini – come la deregulation degli orari e delle aperture non abbia contribuito a un incremento generale dei consumi, ma soltanto a un ulteriore travaso di fatturati e di occupati dalla grande alla piccola distribuzione, determinando come unico effetto visibile il peggioramento delle condizioni di lavoro. Perché è vero che salari e orari si contrattano, ma è altrettanto evidente che quando il lavoro festivo diventa “ordinario” per legge e si moltiplicano le tipologie lecite di lavoro precario, grazie a norme come il jobs act, il lavoratore diventa automaticamente più debole e più ricattabile. Un modello diverso è possibile e ce lo confermano, contrariamente a quello che dichiara Bini, che evidentemente viaggia più lontano, gli esempi di paesi come Francia, Germania o i nostri vicini dell’Austria, dove la legge fissa un elenco di festività civili e religiose in cui i negozi restano chiusi».

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