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Rimedi anti medusa: cosa fare e cosa non fare quando si viene punti

Una breve guida circa la verità e i falsi miti sui rimedi anti medusa più comuni e utilizzati

Le meduse sono animali composti al 98 per cento di acqua, e la loro pericolosità è rappresentata dalle estremità tentacolari, che sono molto urticanti per l'uomo. Fortunatamente, nei mari italiani un contatto con i tentacoli delle meduse che abitualmente nuotano in queste acque non comporta gravi conseguenze. Nonostante ciò, è sempre bene sapere come comportarsi in caso di contatto accidentale.

Cosa succede quando una medusa punge

Parlare di puntura non è propriamente esatto, dato che la medusa non ha un pungiglione ma bensì delle piccolissime "ventose" posizionate lungo i tentacoli, dette ecnidocisti, le quali contengono una sostanza formata da tre proteine che scatenano la reazione urticante una volta a contatto con la pelle umana. Questa sostanza provoca dolore, prurito, eritema e gonfiore localizzato nella parte interessata; generalmente, la sensazione intensa di dolore può durare in media 20 minuti, seguita da una fase di indolenzimento e di forte prurito. L'effetto della puntura di medusa dipende dalla suscettibilità individuale, dalla specie in questione, dal tempo di permanenza in acqua e dall'area geografica dell'incidente: per esempio, lungo le coste australiane e nei mari tropicali ci sono specie di meduse il cui contatto può portare anche alla morte.

Cosa fare se una medusa ti punge

Nei nostri mari, come già detto in precedenza, non ci sono specie di meduse mortali né particolarmente pericolose, quindi se ti dovesse capitare di incontrare una e, inavvertitamente, entrare in contatto con i suoi tentacoli, ecco qualche pratico suggerimento per neutralizzare gli effetti della reazione:

  • Sciacquare la zona interessata con acqua di mare

In caso di puntura, sciacquare ripetutamente la parte colpita con acqua di mare aiuta a diluire le tossine rilasciate dai tentacoli non ancora penetrate nella pelle. Evita, invece, di sciacquare la parte con acqua dolce, poiché non farebbe altro che favorire la rottura delle cnidocisti residue rimaste sulla pelle e aumentare così la sensazione di dolore.

  • Pulire la pelle da filamenti residui

Finché i tentacoli e gli eventuali residui della medusa aderiscono alla pelle, continuano a rilasciare veleno, quindi vanno prontamente rimossi per interrompere il rilascio delle tossine urticanti. Per pulire accuratamente la pelle, ti dovrai munire di uno strumento quanto più simile a una spatola in plastica, come una carta di credito, o di un coltello e raschiare con molta delicatezza tutto ciò che di residuo è rimasto sulla pelle. Ricorda che la delicatezza e la pazienza sono fondamentali, in quanto la parte interessata su cui si sta operando è dolorante e gonfia.

  • Applicare un prodotto a base di cloruro di alluminio

Per lenire il prurito, applica una crema o un gel a base di cloruro di alluminio, meglio se a una concentrazione del 5 per cento. Questo prodotto è reperibile in farmacia e serve a lenire il prurito e a bloccare la diffusione delle tossine rilasciate dalla medusa.

In caso di reazioni di più grave entità (reazione cutanea diffusa, nausea, vomito, sudorazione profusa, mal di testa, pallore, vertigini, disorientamento e difficoltà respiratorie) chiama subito i soccorsi o recati presso una struttura medica il prima possibile.

Cosa non fare

L'errore più comune, ma allo stesso tempo più dannoso, che si possa compiere è seguire l'antico rimedio della nonna, ovvero quello di applicare ammoniaca, urina, limone, aceto o alcol sulla zona colpita; questo porterà a un sensibile peggioramento dell'irritazione, acutizzandone gli effetti sulla pelle. Inoltre, non bisogna strofinare né grattare la parte infiammata, perché così facendo si potrebbe aumentare il rilascio delle tossine da parte delle cnidocisti residue rimaste attaccate alla superficie cutanea.

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