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ph: Carola Giordano

ph: Carola Giordano

Mare in Friuli: depurazione assente e foci del Tagliamento inquinate

Lo afferma Legambiente, sostenendo che la nostra regione ha un deficit depurativo tra i più altri d'Italia: maglia nera nella classifica delle sanzioni dell'Ue per l'assenza di impianti di depurazione o fognatura

Una regione con un deficit depurativo tra i più alti d’Italia, addirittura maglia nera nella ben poca lusinghiera classifica delle sanzioni dell’Ue per l’assenza di impianti di depurazione o fognatura. Non c’è da sorprendersi -secondo Legambiente - se sono ancora le foci dei fiumi e di canali a mettere a rischio la salute del mare del Friuli-Venezia Giulia. 

Degli otto punti monitorati da Legambiente lungo i 111 chilometri di costa friuliana due punti sono risultati “fuorilegge” e quindi con una carica batterica almeno del doppio rispetto ai limiti consentiti dalla legge: fortemente inquinato il prelievo nel comune di Muggia, in provincia di Trieste (presso lo sbocco del canale di via Battisti); inquinato invece il giudizio per le acque prelevate alla foce del fiume Tagliamento a Lignano Sabbiadoro.

Legambiente chiede quindi che Regione e amministrazioni comunali, sia dei centri costieri che dell’entroterra, si attivino immediatamente per risolvere i gravi deficit depurativi ancora presenti e non compromettere ulteriormente una delle principali risorse di questo territorio.   

È questa la fotografia scattata da Goletta Verde, la storica campagna di Legambiente dedicata al monitoraggio ed all’informazione sullo stato di salute delle coste e delle acque italiane.

“I giudizi di Goletta Verde confermano quello che chiediamo da anni: che si investa in maniera seria in questa regione per rendere finalmente i corsi d’acqua una risorsa e non una minaccia per l’ambiente - afferma Andrea Wehrenfennig, della segreteria Legambiente Friuli-Venezia Giulia-. Il Governo ha recentemente stanziato altri fondi per risolvere l’emergenza, si tratta ora di portare finalmente a cantiere i progetti che attendono da tempo di essere eseguiti. Un impegno a tutela del nostro mare che deve estendersi anche agli altri Stati che si affacciano su questo tratto di Adriatico con una gestione integrata e coordinata delle politiche ambientali, ma anche le attività di pesca, portualità e trasporto marittimo commerciale, partendo così abbiamo fatto nei giorni scorsi dal fermare le trivellazioni petrolifere che ancora minacciano questo delicato bacino”.

Tutte le regioni italiane sono ormai sotto l’attenzione dell'Ue: l’ultima procedura arrivata lo scorso anno coinvolge anche otto agglomerati urbani del Friuli-Venezia Giulia nei quali sono state riscontrate “anomalie” circa il trattamento dei reflui. Un problema ben noto anche in Friuli-Venezia Giulia, visto che, secondo i dati Istat (2012), è tra le regioni meno virtuose in Italia (seconda dopo la Sicilia) per quanto riguarda il trattamento dei carichi inquinanti di origine civile che arrivano negli impianti di depurazione con un trattamento di tipo secondario o avanzato. Ben oltre la metà (il 52,1 per cento) dei reflui civili non viene adeguatamente trattato (non viene cioè sottoposto a un trattamento secondario e terziario) e apporta così il suo carico inquinante nelle aste fluviali o a mare. Una percentuale ben al di sotto della media del nord Italia dove la media di carichi adeguatamente trattati raggiunge circa il 60 per cento.

Le analisi di Goletta Verde

I prelievi e le analisi di Goletta Verde sono stati eseguiti dal laboratorio mobile di Legambiente il 9 giugno scorso, dopo un periodo caratterizzato da scarse precipitazioni che probabilmente avrebbero portato alla foce dei fiumi un carico inquinante ancora maggiore. I parametri indagati sono microbiologici (enterococchi intestinali, Escherichia coli) e vengono considerati come “inquinati” i risultati che superano i valori limite previsti dalla normativa sulle acque di balneazione vigente in Italia (Dlgs 116/2008 e decreto attuativo del 30 marzo 2010) e “fortemente inquinati” quelli che superano di più del doppio tali valori.

Come detto sono due i campionamenti, sugli otto complessi, che hanno ricevuto un giudizio negativo. Nello specifico “Fortemente inquinato” è risultato il prelievo effettuato nel comune di Muggia, in provincia di Trieste (presso lo sbocco del canale di via Battisti), mentre con un carico inquinato minore ma pur sempre oltre i limiti di legge (giudizio “inquinato”) sono risultate le acque prelevate presso la foce del fiume Tagliamento, nel comune di Lignano Sabbiadoro, in provincia di Udine. Entrambi i punti non vengono campionati dalle Autorità competenti.

Tra i fattori inquinanti, troppo spesso sottovalutati, c’è anche il corretto smaltimento degli olii esausti. E' un rifiuto pericoloso per la salute e per l’ambiente che deve essere smaltito correttamente: 4 chili di olio usato, il cambio di un’auto, se versati in acqua inquinano una superficie grande come sei piscine olimpiche. A contatto con l’acqua, l’olio lubrificante usato crea una patina sottile che impedisce alla flora e alla fauna sottostante di respirare.

Il Monitoraggio scientifico

I prelievi e le analisi di Goletta Verde vengono eseguiti dal laboratorio mobile di Legambiente che anticipa il viaggio dell’imbarcazione a bordo di un laboratorio mobile attrezzato. I campioni per le analisi microbiologiche sono prelevati in barattoli sterili e conservati in frigorifero, fino al momento dell’analisi, che avviene nel laboratorio mobile lo stesso giorno di campionamento o comunque entro le 24 ore dal prelievo. I parametri indagati sono microbiologici (enterococchi intestinali, escherichia coli) e chimico-fisici (temperatura dell’acqua, pH, ossigeno disciolto, conducibilità / salinità). Le analisi chimiche vengono effettuate direttamente in situ con l’ausilio di strumentazione da campo.

Il numero dei campionamenti effettuati viene definito in proporzione ai chilometri di costa di ogni regione.
 

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