EnAIP e DSM assieme per l'inclusione socio-lavorativa delle persone con disagio psichico

Il corso di formazione in "Tecniche di peer support nell'inclusione socio-lavorativa" si è appena conlcuso a Trieste

Il corso di formazione si è svolto in collaborazione con il Dipartimento di Salute Mentale dell’ASUITS ed è stato finanziato dal Fondo Sociale Europeo e dalla Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia.

I temi

Con il termine peer support, ovvero “aiuto tra pari”, si indica l’attività di supporto e di coinvolgimento attivo tra persone che hanno avuto esperienze di sofferenza e che sono entrate in contatto con la rete di servizi di salute mentale. Il “peer support worker” è la persona che ha attraversato il percorso di ripresa ed è arrivato al punto di approfondire, anche grazie al corso, i temi dell’empowerment, della guarigione, del supporto fra pari e della conoscenza dei servizi, diventando un riferimento positivo per le persone che stanno lottando per riacquistare uno stato di benessere personale. Egli, proprio perché ha vissuto in prima persona l’esperienza del malessere psichico, è in grado di comprendere da un diverso punto di vista dell’operatore (medico, infermiere, etc.); si pone in una condizione di parità con la persona che sta soffrendo e instaura più facilmente una relazione di ascolto empatico e d’aiuto sospendendo ogni forma di giudizio.

Sbocchi lavorativi

Il peer support worker è un ruolo oggi riconosciuto e integrato nella rete dei servizi di salute mentale per il supporto che offre alle persone con esperienza di disagio e ai servizi, riuscendo a costruire un ponte comunicante tra i soggetti, e tra i soggetti e le strutture del territorio che si occupano di cura e di inclusione sociale. Inoltre, affianca e integra l’intervento degli operatori, senza mai sostituirsi a loro. Rappresenta la testimonianza di un cambiamento possibile e di una speranza che si avvera, basati sulla vicinanza empatica e sulla narrazione e rielaborazione della propria esperienza.

Il corso di formazione

Il corso, della durata di 270 ore, ha coinvolto 14 persone, ha previsto una parte didattica in aula e un tirocinio formativo presso i servizi del territorio. I tirocini si sono svolti in contesti lavorativi dove i peer support workers hanno potuto agire la loro professionalità: oltre che i Centri di Salute Mentale dell’ASUITS, sono state infatti coinvolte la Cooperativa Sociale Lavoratori Uniti Franco Basaglia, la Cooperativa Sociale Duemilauno Agenzia Sociale e la Cooperativa Sociale Germano. Il DSM di Trieste ha integrato la figura del peer support worker nella rete dei servizi attraverso progetti specifici rientranti nel capitolato di appalto che regola l’affidamento e la co-gestione dei progetti terapeutico-riabilitativi con il privato sociale. Questa forma di collaborazione rappresenta la risposta alla necessità di promuovere nuove forme di coproduzione volte a migliorare l’offerta dei servizi. L’efficacia trova conferma nelle ricerche qualitative e nelle esperienze praticate in molti Paesi del continente europeo e altrove, soprattutto nei Paesi anglosassoni. 

La malattia

L’OMS, nel documento del 2017 Providing individualized peer support in mental health and related areas – WHO QualityRights training to act, unite and empower for mental health, indica il supporto tra pari come strumento nelle linee guida rivolte ai servizi di salute mentale per implementare e rafforzare il sostegno individuale e la creazione di gruppi di auto mutuo aiuto. L’implementazione di forme di coproduzione e di supporto tra pari si pone, non di meno, l’importante obiettivo di ridurre le barriere e le discriminazioni nella società che le persone con disagio psichico spesso affrontano sentendosi ancora più impotenti e frustrate. Nel condividere l’unicità delle loro storie, i peer support workers possono ridurre l'isolamento e contribuire al recupero delle relazioni sociali, infondere speranza e ottimismo. Il supporto individuale lo si può considerare quindi un collante, per sentirsi più sicuri di se stessi come individui e più consapevoli di essere cittadini che possono esercitare pienamente i propri diritti. Rappresentano anche un collettivo, che “dà voce a chi ancora voce non ha”.

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