Suraya Pakzad, fondatrice di "Voice of women" a Udine

"Una testimonianza di impegno civile per l'emancipazione delle donne in Afghanistan attraverso la formazione e la solidarietà" Suraya Pakzad è Fondatrice dell'associazione di "Voice of Women". Considerata dal TIME una delle "100 persone più influenti nel mondo americano" nel 2009 e nel 2011 NEWSWEEK l'ha nominata una delle 150 donne più influenti del mondo. Titolo del suo intervento: "Una testimonianza di impegno civile per l'emancipazione delle donne in Afghanistan attraverso la formazione e la solidarietà" (Incontro in inglese con tradizione del prof. Lorenzo Autero, insegnante dell'Istituto Salesiano G.Bearzi). L'incontro si terrà a Udine venerdì 11 Marzo alle ore 09.00 presso l'auditorium dell' Istituto Salesiano G.Bearzi di Udine Suraya Pakzad: impegno civile per la libertà e la dignità delle donne afgane. La donna ritratta in questa foto, in Italia, non rappresenta altro che il volto di una femminilità tipica del Medio Oriente. Ma il giornale Time l'ha dichiarata una delle cento donne più influenti del mondo. Ha 38 anni, ed è un'attivista femminista afgana. Combatte per la libertà delle sue connazionali, che una cultura retrograda di derivazione talebana vuole ancora subordinate all'uomo. Qualcosa di simile ad alcune realtà presenti in passato anche qui da noi, sia pure in forme non così estreme: basta risalire agli anni '50, in alcune aree del Sud Italia. Suraya non intende abbandonare il paese, nonostante sia cosciente dei rischi a cui è esposta, lei ed i suoi sei figli, finché continua a rimanere in Afghanistan. Perché lo fa? La semplice e coraggiosa risposta dell'insegnante: «Qualcuno deve pur lottare per la libertà delle donne». Perché mentre qui in Italia uomini e donne possono lottare insieme per una società più evoluta, e di fatto ciò accade sempre più spesso, in Afghanistan è raro trovare uomini che si schierino a fianco dei diritti delle donne. Perché essi stessi sono succubi della cultura repressiva in cui vivono, ed hanno vissuto gli anziani della loro comunità. Quindi non c'è scampo per le donne, a meno che... a meno che non decidano di unirsi e di sostenersi l'un l'altra. E' con questa mentalità che Suraya va avanti dal 1998, quando il regime dei talebani era ancora al potere, e vietava lo studio alle donne. Queste si riunivano clandestinamente. «Ci incontravamo nella mia casa o nella casa di altre donne - racconta Suraya - regalavamo libri alle donne che si riunivano per leggerli, formando delle 'zone di lettura'. Ogni 'zona' aveva un forno, così se venivano scoperte potevano bruciare i libri. Quando il regime talebano cadde continuammo il nostro lavoro liberamente, insegnando non solo a leggere e scrivere ma incrementando la consapevolezza nelle donne per quel che riguarda i loro diritti. Siamo state la prima organizzazione non governativa di donne registrata e riconosciuta dal nuovo governo». All'inizio erano uno sparuto gruppetto di una decina donne... dopo neanche un anno erano diventate 300. E il gruppo ha continuato a crescere. Tanto che oggi Suraya dirige un'intera rete di case delle donne sparse per tutto il Paese. Alle minacce di morte che le giungono ogni giorno s'è dovuta abituarsi. Non ci fa più caso. «Se mi facessi condizionare - esclama la giovane donna - avrei già lasciato il mio paese per L'Europa". Suraya ha fegato da vendere, ma è tutt'altro che sprovveduta. Ogni due settimane cambia l'auto con cui si reca in ufficio, per sviare i pedinamenti di chi è sulle sue tracce. Ha dovuto rinunciare a piccole soddisfazioni. Che magari qui da noi sarebbero date per scontate. «Il mio cruccio? La certezza che mai potrò andare a fare la spesa tenendo per mano i miei bambini». Lei sa che in Afghanistan il progresso civile non arriverà attraverso l'aiuto degli uomini, dei mariti, dei fratelli. Sa che le donne devono combattere per la loro libertà. E sono determinate a farlo. Suraya Pakzad attualmente guida un progetto finanziato dall'Unione Europea: quattro centri per formare quadri dell'amministrazione pubblica completamente declinati al femminile. «Entro un paio d'anni avremo 500 donne istruite per ricoprire ruoli di responsabilità istituzionale».

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di UdineToday

"Una testimonianza di impegno civile per l'emancipazione delle donne in Afghanistan attraverso la formazione e la solidarietà"  Suraya Pakzad è Fondatrice dell'associazione di "Voice of Women".  Considerata dal TIME una delle "100 persone più influenti nel mondo americano" nel 2009 e nel 2011 Newsweek l'ha nominata una delle 150 donne più influenti del mondo.  Titolo del suo intervento:  "Una testimonianza di impegno civile per l'emancipazione delle donne in Afghanistan attraverso la formazione e la solidarietà"  (Incontro in inglese con tradizione del prof. Lorenzo Autero, insegnante dell'Istituto Salesiano G.Bearzi).  L'incontro si terrà a Udine venerdì 11 Marzo alle ore 09.00 presso l'auditorium dell' Istituto Salesiano G.Bearzi di Udine  Suraya Pakzad: impegno civile per la libertà e la dignità delle donne afgane.  La donna ritratta in questa foto, in Italia, non rappresenta altro che il  volto di una femminilità tipica del Medio Oriente. Ma il giornale Time  l'ha dichiarata una delle cento donne più influenti del mondo. Ha 38  anni, ed è un'attivista femminista afgana. Combatte per la libertà delle  sue connazionali, che una cultura retrograda di derivazione talebana  vuole ancora subordinate all'uomo. Qualcosa di simile ad alcune realtà  presenti in passato anche qui da noi, sia pure in forme non così  estreme: basta risalire agli anni '50, in alcune aree del Sud Italia.  Suraya non intende abbandonare il paese, nonostante sia cosciente dei  rischi a cui è esposta, lei ed i suoi sei figli, finché continua a rimanere in  Afghanistan. Perché lo fa? La semplice e coraggiosa risposta  dell'insegnante: «Qualcuno deve pur lottare per la libertà delle donne».  Perché mentre qui in Italia uomini e donne possono lottare insieme per  una società più evoluta, e di fatto ciò accade sempre più spesso, in Afghanistan è raro trovare uomini che si  schierino a fianco dei diritti delle donne. Perché essi stessi sono succubi della cultura repressiva in cui  vivono, ed hanno vissuto gli anziani della loro comunità. Quindi non c'è scampo per le donne, a meno che...  a meno che non decidano di unirsi e di sostenersi l'un l'altra. E' con questa mentalità che Suraya va avanti  dal 1998, quando il regime dei talebani era ancora al potere, e vietava lo studio alle donne. Queste si  riunivano clandestinamente.  «Ci incontravamo nella mia casa o nella casa di altre donne - racconta Suraya - regalavamo libri alle donne  che si riunivano per leggerli, formando delle 'zone di lettura'. Ogni 'zona' aveva un forno, così se venivano  scoperte potevano bruciare i libri. Quando il regime talebano cadde continuammo il nostro lavoro  liberamente, insegnando non solo a leggere e scrivere ma incrementando la consapevolezza nelle donne  per quel che riguarda i loro diritti. Siamo state la prima organizzazione non governativa di donne registrata  e riconosciuta dal nuovo governo».  All'inizio erano uno sparuto gruppetto di una decina donne... dopo neanche un anno erano diventate 300. E  il gruppo ha continuato a crescere. Tanto che oggi Suraya dirige un'intera rete di case delle donne sparse  per tutto il Paese. Alle minacce di morte che le giungono ogni giorno s'è dovuta abituarsi. Non ci fa più  caso. «Se mi facessi condizionare - esclama la giovane donna - avrei già lasciato il mio paese per L'Europa".  Suraya ha fegato da vendere, ma è tutt'altro che sprovveduta. Ogni due settimane cambia l'auto con cui si  reca in ufficio, per sviare i pedinamenti di chi è sulle sue tracce.  Ha dovuto rinunciare a piccole soddisfazioni. Che magari qui da noi sarebbero date per scontate. «Il mio  cruccio? La certezza che mai potrò andare a fare la spesa tenendo per mano i miei bambini».  Lei sa che in Afghanistan il progresso civile non arriverà attraverso l'aiuto degli uomini, dei mariti, dei  fratelli. Sa che le donne devono combattere per la loro libertà. E sono determinate a farlo. Suraya Pakzad  attualmente guida un progetto finanziato dall'Unione Europea: quattro centri per formare quadri  dell'amministrazione pubblica completamente declinati al femminile. «Entro un paio d'anni avremo 500  donne istruite per ricoprire ruoli di responsabilità istituzionale».

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