"Se non sporca il mio pavimento", nuovo spettacolo del Css sul narcisismo dall'adolescenza

"Se non sporca il mio pavimento - Un mèlo" è il nuovo spettacolo targato Css Teatro stabile di innovazione del Fvg scritto e diretto dal regista palermitano Giuliano Scarpinato, ispirato al caso del delitto dell'insegnante piemontese Gloria Rosboch per mano di un suo studente.

Lo spettacolo

Il nuovo progetto presenta quindi un discorso sul narcisismo dell'adolescenza, immerso in un'atmosfera da melodramma sugli inganni dell'amore. Protagonisti dello spettacolo Gioia Montefiori (interpretata dall’attrice Francesca Turrini) un’ insegnante di sostegno di 47 anni, che vive con l’anziana madre (impersonata, in video, da Beatrice Schiros) nella casa di famiglia; Alessio Benedetti, uno studente di 17 anni, con 12 profili su Facebook, che sogna una società di servizi ad Antibes (in scena è Michele Degirolamo). Cosimo Comes (nel ruolo, l’attore Gabriele Benedetti), infine, è un parrucchiere di 54 anni, ha un salone di bellezza chiamato “Armonya” e un cane di piccola taglia che fa sogni premonitori. Diventano loro i protagonisti di un mèlo di provincia dalle tinte fosche, una favola noir fatta di rimozioni fatali, bugie sapienti, specchi e umori cangianti; e soprattutto di fantasticherie, latitanze dalla realtà, rese scenicamente attraverso un dispositivo multimediale a cui contribuiscono, per le scene, Diana Ciufo, per il progetto video, Daniele Salaris, per le luci, Danilo Facco, e i costumi di Giovanna Stinga.

Il regista

“Il delitto Rosboch - spiega Giuliano Scarpinato - è una vicenda che mi impressionò, oltre che per l’intreccio, per la forza archetipica dei suoi personaggi. Mi sembrò subito, quando la prima volta ne lessi, che in quella provincia piemontese fatta di supermarket, tubi catodici e fughe nei social, si fosse incarnato bizzarramente, attraverso Gloria Rosboch e il suo giovane seduttore Gabriele Defilippi, il mito di Eco e Narciso. La ninfa dannata da Afrodite ad amare non corrisposta fino alla consunzione delle carni e il giovinetto perduto nella propria immagine riflessa sono scolpiti da Ovidio nelle Metamorfosi, quello che Vittorio Sermonti definisce “il poema dell’adolescenza come esperienza della labilità e vulnerabilità dell’identità, mentre il tuo corpo non fa che cambiare, che cambiare te stesso sotto i tuoi stessi occhi. E tu non sai più chi sei.

Al termine dello spettacolo, Giuliano e la compagnia teatrale incontreranno il pubblico.

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