Nel ricordo dello schianto sul monte Sernio

Per l'occasione verrà organizzata una mostra a Lovea di Arta Terme

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di UdineToday

Il ricordo dello 'schianto sul monte Sernio' da parte di Guido Della Schiava di Arta Terme. 

Esattamente settantanni fa un Dakota III del 267 squadrone della Raf si schiantò sul lato est del Monte Sernio, a 30 metri dalla vetta in una calda notte piena di stelle, tra il 21 e il 22 agosto 1944. Era un aereo Inglese per il trasporto dei paracadutisti, ma in quell'occasione venne usato per trasportare aiuti bellici da paracadutare ai partigiani che, in Lunze, li stavano attendendo con ansia.

Quella notte, dopo ore d'attesa, verso la mezzanotte, sentirono il rombo cupo del bimotore che si avvicinava, il telegrafista inglese, da terra, captò alcuni frammenti della comunicazione dei piloti e ordinò ai partigiani di accendere le torce e i fuochi, disposti come da convenzione, a triangolo sul pianoro di Lunze. Il rombo sembrava allontanarsi come stesse virando, ma poi udirono uno scoppio sordo...attesero ancora mezzora e delusi si ritirarono a Malga Oltreviso, sede del Comando Garibaldi (mentre al rifugio Mont di Miec stanziavano quelli della Osoppo).

Il rumore dello schianto venne udito in tutte le valli circostanti come pure vennero visti i bagliori dell'incendio. Nonostante questo, il relitto venne individuato solo alcuni mesi dopo e allora si scatenò la corsa di molti valligiani al recupero di tutto quello che si poteva recuperare...dalle armi rimaste intatte ancora stipate nei cilindri metallici pronte ad essere paracadutate, al duralluminio della carcassa. Da testimonianze che avevo raccolto per ricostruire l'incidente sul mio libro "Carnia dalle storie ignorate al mito del Cavallino Rampante" pare strano ma sembra che gli ultimi ad essere recuperati siano stati proprio i resti dei piloti.

Il Dakota aveva un apertura alare di circa 30 metri, una lunghezza di 20 metri ed era alto 5, aveva un autonomia di 1650 km. Quella notte aveva la stiva piena di vestiari militari, mitragliatrici pesanti, molte munizioni ed esplosivi e circa cinquecento Sten, piccoli fucili-mitragliatori d'assalto costruiti in fretta e furia dagli Inglesi per armare la Resistenza e le truppe d'assalto. I valligiani ne avevano recuperati talmente tanti che a Lovea non vi era famiglia dove non ce ne avesse almeno un paio. Raccontava mio papà che loro, poco più che bambini, naturalmente di nascosto, giocavano spesso con quei "ridicoli" mitra che diceva " erano molto imprecisi e spesso s'incantavano e ogni tanto sparavano senza toccar loro il grilletto".

Questa storia è stata tratta dal mio libro "Carnia Dalle storie ignorate al mito del Cavallino Rampante" ed è ancora molto lunga e affascinante.

Per l'occasione verrà organizzata una serata a Lovea, con l’allestimento di mostra con i vari reperti rinvenuti sul luogo. Resterà aperta una settimana.

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