Rispondenze artistiche, una collettiva unica in Arttime

Continua la ripartenza dell'attività espositiva della Galleria ARTtime di Udine, ovviamente nel totale rispetto delle misure di sicurezza. Tre semplici regole/indicazioni: mascherina obbligatoria, massimo 5 persone presenti all'interno contemporaneamente (ovviamente mantenendo la distanza di almeno un metro l'uno dall'altro), soluzione idroalcolica per l'igienizzazione delle mani a disposizione dei visitatori.

La mostra collettiva che apre la seconda metà dell'anno presenta una formula assolutamente unica, ci sarà infatti un'esposizione virtuale ed una fisicamente presente. Quattro artiste – tutte dalla Germania – partecipano virtualmente: Lene Enghusen, Sabine A. Hartert, Melanie Mertens e Martine Metzing-Peyre, mentre sei tra artiste ed artisti espongono tangibilmente le loro opere in Galleria: Marina Crisafio, Renato Croppo, JARU, Angela Martinelli, Teresa Miosga e Sandra Senni.

La mostra si aprirà con un vernissage sabato 22 agosto alle ore 17:30 presso la Galleria (Vicolo Pulesi 6 a, Udine).


Nata e cresciuta in Danimarca, trasferitasi a Colonia a 31 anni, Lene Enghusen si sente attratta dalla natura, dalla luce e dal mare. Traspone queste impressioni nella sua arte - non solo dalla Danimarca o dalla Germania, ma anche da molteplici viaggi in tutto il mondo. Il progresso organico del lavoro, l'essere "incinta" dei suoi progetti e l'ottimo artigianato sono molto importanti per l'artista. L'arte di Lene Enghusen ci coinvolge come un essere umano completo e richiede un processo olistico e consapevole di vedere e riconoscere. Nelle sue motivazioni è visibile che il suo amore per il paesaggio e la natura accende la sua passione per la forma e il colore; è ancora desiderosa di ampliare le sue conoscenze artistiche, la portabilità della sua mente e quindi il suo modo di esprimersi.

La fotografia accompagna Sabine A. Hartert sin dall'infanzia. Prima ha visto i suoi genitori fotografare con fascino, poi ha sviluppato lei stessa le pellicole e si è cimentata nei primi ingrandimenti. Per il suo ottavo compleanno le è stata regalata la prima macchina fotografica, una Voigtländer con un obiettivo molto buono: le ha insegnato le basi dell'esposizione e della visione. Solo in ritardo ha deciso di scattare foto digitali, ma questa tecnica rende possibili molte cose che voleva fare da tempo: mostrare diversi livelli di elementi, oggetti, situazioni. La fotografia permette di riconoscere le strutture, grazie alla tecnologia digitale si può metterle insieme e stratificarle in modo diverso, creando così nuove prospettive. E questo è esattamente ciò che Sabine A. Hartert fa nei suoi progetti.

Melanie Mertens così racconta il suo modo di fare arte: "...vorrei parlare con la diversità e l'ambiguità del linguaggio visivo. Dare spazio all'impensabile, all'inconscio, all'imprevisto, all'inaspettato, all'inespresso, all'indefinibile e all'irrecuperabile. Mettere l'apparentemente ovvio in un nuovo contesto pittorico crea spazio libero...". "Quando non si può più dire e capire nulla, un'immagine è un antenato; se hai reso visibile qualcosa si tratta di dare un'idea. È qui che il ciclo si chiude, è qui che la pittura ricomincia a dipingere seguendo le proprie ispirazioni e seguendo il proprio cuore...". Nella sua ricerca di un ponte tra le radici arcaiche dell'uomo, un mondo programmato artificialmente e i propri illusori mondi estetici, le opere di Melanie Mertens coniugano in modo enigmatico visione e realtà.

Per quanto diversi siano i temi artistici del lavoro di Martine Metzing-Peyre, le loro origini risiedono tutte nell'esame di sè stessa o della società. Soprattutto la situazione delle donne, sia in Germania che in altri ambienti culturali, è un tema ricorrente. Tutte le opere sono caratterizzate da una particolare sensibilità e rispetto. Per molti anni Martine Metzing-Peyre ha scoperto la carta trasparente come materiale importante. Iniziò con grandi fogli di carta, che descrisse con i suoi e con i testi di altre persone. Questa arte pittorica della scrittura nasce come liberazione dalla forte cultura letteraria della sua famiglia. Qui non si trattava principalmente di essere letti, ma di essere visti. La carta, inizialmente utilizzata come mezzo di scrittura, ha sviluppato gradualmente la propria vita nel processo artistico.

L’Impressionismo è stato “il primo amore” di Marina Crisafio, poi un viaggio artistico che trova la sua realizzazione nel Surrealismo dei vari Andrè Breton, Salvador Dalì, Renè Magritte, Joan Mirò. Non si contano le notti passate a dipingere, a parlare di pittura, di sensazioni ed idee da trasmettere confrontandosi con i Maestri della scuola Romana. Temi che entrano sempre più prepotentemente in quelli proposti dal pennello della pittrice, che risente delle gioie e dei dolori della vita, riproponendoli su tela in maniera sempre personalissima. Oggi i quadri dell’artista nascono dalla necessità di esprimere valori spesso dissonanti rispetto al senso comune, idee a volte controcorrente, intinte di una spiritualità che non disdegna l’espressione religiosa filtrata modernamente, nel rispetto di tutti.

Lo stile di Renato Croppo il più delle volte è una libera interpretazione dell’immagine. Possiamo dire che tende all’astrazione, ma non è propriamente astratto, in quanto i soggetti, di solito, sono abbastanza riconoscibili. Al contrario di quello che potrebbe sembrare, questo stile richiede un grande lavorìo col fine di cercare il giusto equilibrio cromatico e compositivo. Non solo, anche la tecnica artistica non si limita al tradizionale colore ad olio a pennello, infatti l'artista stende anche il colore acrilico con il rullo e la spatola, per poi rifinire con il colore ad olio le velature. Croppo utilizza spesso il blu perché esprime armonia, calma, inoltre è il colore dell’affetto, del sentimento, della nostalgia, della fedeltà, delle situazioni appaganti e delle relazioni armoniose, della meditazione e dell’evasione fantastica.

In numerosi viaggi JARU ha collezionato motivi, ha imparato tanto da artisti contemporanei come ha studiato anche i vecchi maestri del passato e trasportato luoghi impressionanti come anche situazioni e persone su tela. Così le cose che ha visto e vissuto rinascono nella splendente intensità dei colori e vengono conservate per sempre. Per l'artista e per la sua pittura vale la frase che cita da Joan Mitchell: "Se non sento ciò che dipingo, non lo dipingo". Dipingere un quadro è un insieme di tanti passi differenti che apprezza tutti quanti. Naturalmente comincia tutto con la ricerca e la scelta del motivo, e quando finalmente sceglie la cornice giusta per questo stesso dipinto si completa il percorso. Tutti questi passi lo riempono di un'immensa gioia e hanno quasì tutti la stessa importanza per l'artista.

La ricerca creativa di Angela Martinelli è volta all’analisi emozionale che restituisce scorci carichi di ricordi. Forme classiche e composizioni astratte dialogano tra loro poeticamente. Frammenti di memorie, dettagli sospesi nel tempo e nello spazio e immersi in sfumature di luce caratterizzano le sue opere, che suggeriscono atmosfere intime e sognanti. Sculture in carta ed ermetici paesaggi dipinti: il tutto rielaborato attraverso tecniche espressive personali che hanno radici nella classicità della storia dell’arte; le opere dell'artista sono abitate da sculture di carta che si intersecano tra loro creando un gioco di delicati rilievi e rientranze animando la superficie pittorica. Attualmente Angela Martinelli si occupa di restauro e di progettazione di apparati decorativi e di affreschi.

Teresa Miosga è nata in Polonia nel 1964 e nel 1989 si è trasferita in Germania. Nel 2010 si è laureata alla Scuola d'Arte di Pittura e Grafica presso l'Istituto per la Formazione in Arti Visive e Arte Terapia (IBKK) a Bochum. Da allora ha tenuto diverse mostre in patria. Nel 2019 ha partecipato al progetto ARTBOX a Miami e Zurigo. La serie “Renaissance” nasce dal fascino degli antichi maestri (Leonardo da Vinci, Michelangelo, Bronzino e altri) rielaborati in chiave pop contemporanea: ad esempio una Madonna vinciana si ritrova inserita in una cucina del XXI secolo, il David di Michelangelo è un giovane uomo muscoloso all'interno di un salotto. L'artista cerca infatti di colmare il divario tra i vecchi maestri e la vita moderna; ciò che era importante allora confrontato con ciò che conta oggi.

Lo spunto per la creazione artistica di Sandra Senni arriva dagli oggetti che la circondano: vasi, anfore, barattoli, frutta, fiori, oggetti che rimandano ad un mondo di affetti familiari. L'artista ha verso questa ricchezza multicolore che la natura ci offre, uno sguardo amorevole. Ed ecco che il mazzo di fiori, osservato lungamente con intensità e calma, si realizza velocemente. Dopo gli anni dell'Accademia la sua pittura è diventata più meditativa e anche più libera e desiderosa di alleggerirsi, di arrivare all'essenziale, con la presenza di spazi bianchi, di colori tenui e indefiniti, di forme vaghe e allusive, che escono da pochi gesti brevi ed improvvisi, ma che celano emozioni profonde. L'atto creativo è un momento di dialogo intimo e profonda unione con un universo di cui l'artista si sente un'infinitesima parte.

La mostra sarà visitabile dal 21 agosto al 3 settembre 2020 presso la Galleria ARTtime di Vicolo Pulesi 6 a, Udine con il seguente orario: lunedì dalle 15:30 alle 19:00 e dal martedì al sabato dalle 9:00 alle 12:30 e dalle 15:30 alle 19:00. Ricordando le regole sopra menzionate: mascherina obbligatoria, massimo 5 visitatori presenti contemporaneamente all'interno, soluzione idroalcolica per l'igienizzazione delle mani a disposizione dei visitatori. Ingresso libero.

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