Revelant (AR): "Potenziare il pronto soccorso nella Pedemontana"

“Non serve di certo essere medici per capire che più di qualcosa non funziona nella sanità"

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di UdineToday

“Non serve di certo essere medici per capire che più di qualcosa non funziona nella sanità, e mi convinco sempre più che meglio, molto meglio si possa e si debba fare, perché è inaccettabile quello che sta accadendo sulla rete dell’emergenza, sui tempi di attesa nei pronto soccorso dei centri cittadini o per la programmazione di esami diagnostici, solo per fare alcuni esempi.”
 
Ad intervenire sul tema della Sanità e a chiedere chiarezza è il consigliere regionale di Autonomia Responsabile, Roberto Revelant, da mesi impegnato per la salvaguardia e valorizzazione degli ospedali periferici.
 
“E’ altrettanto inaccettabile che la giunta Serracchiani continui a dare la colpa a chi c’era prima perché sono passati oltre 650 giorni dal giorno in cui la sinistra siede al governo regionale, e l’ambulanza tolta all’ospedale di Gemona di certo non è responsabilità di altri. E’ ora di finirla di accusare sempre chi c’è stato prima.”
 
“Nella recente III commissione convocata d’urgenza in seguito alla morte di Erik Tuan di Ponteacco avevo pubblicamente evidenziato che le criticità già manifestate potevano ripresentarsi in altre aree, e lo ribadisco ancora una volta nel caso dovesse servire a far cambiare idea a chi ha il potere di decidere.”
 
“Mi appello una volta ancora – continua Revelant - al buon senso, qualità oramai in via d’estinzione. C’è la necessità di rivedere la riforma sanitaria e potenziare il pronto soccorso negli ospedali pedemontani, diversamente da quanto invece previsto, e ciò come unica scelta per tutelare il diritto alla salute per i cittadini dell’Alto Friuli. Senza il nosocomio gemonese, che ha un bacino di oltre 25.000 abitanti ed attraeva una buona parte del tarcentino, Tolmezzo in pochi anni perderà i numeri e di conseguenza i migliori medici, come già sta accadendo, trasformandosi in semplice presidio di montagna, e sarà l’ultimo atto di un declino iniziato 20 anni fa’.”
 
“Non è una battaglia di campanile – conclude Revelant - ma una lotta per la sopravvivenza! La forza di tanti è in mano al potere di pochi, il popolo della montagna batta un colpo, ora, perché domani potrebbe essere già troppo tardi.”

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