Aquileia e il Friuli scompaiono totalmente dalla prima de "La Scala"

Per l'inaugurazione della stagione il teatro meneghino mette in scena "Attila" di Giuseppe Verdi. L'opera originale è ambientata nella città romana, ma in questo caso è stata trasferita in un'imprecisata località del '900 occupata dai nazisti

Niente Aquileia, e quindi niente Friuli, nell’opera lirica “Attila” di Giuseppe Verdi, stasera in scena al teatro milanese della Scala per l’apertura della stagione. Il regista Davide Livermore ha scelto di ambientare l’opera nel ‘900, in un’imprecisata terra sotto occupazione nazista, discostandosi così dalla versione originale del lavoro del musicista emiliano, che prevedeva appunto un riferimento preciso alla nostra terra.

Le censure

Il riferimento geografico alla città romana non è l’unica modifica effettuata, come riporta MilanoToday.it. A essere eliminata dalla rappresentazione non è stata soltanto la scena in cui uno dei personaggi scaglia per terra una statua della Madonna. Secondo una fonte certa, che ha preferito rimanere anonima, Livermore è stato costretto ad apportare altre modifiche in vista della Prima del 7 dicembre.

Altri “no”

In relazione all’occupazione nazista c’è stata la scelta di includere alcune azioni simboliche che rappresentano la crisi dei valori o, per dirla in termini nietzschiani, 'la morte di Dio', ovvero la perdita di significato che l'uomo moderno si è trovato a dover affrontare. Proprio in questo contesto rientrava il gesto di due personaggi, che lanciavano al suolo una statua di Maria mentre banchettano a una festa orgiastica. Dopo la protesta di un sindaco di un comune della Bergamasca, che in una lettera al teatro scaligero aveva definito questa scena blasfema, inutile e inaccettabile, la statuetta è stata sostituita. «Adesso il personaggio scaglia un vitello dorato — rivela  fonte di MilanoToday.it —, fatto che risulta assurdo se si considera l'ambientazione dell'opera». La scelta di censurare l'episodio era stata presa per non offendere la sensibilità dei credenti. Già all'epoca il regista aveva specificato che il suo intento non era certo quello di urtare la sensibilità dei cristiani. Ma nonostante questo il sindaco bergamasco ha vinto la battaglia e la statua della Madonna è stata sostituita con quella di un bove. «Adesso i due personaggi femminili, che hanno divisa nazista e bretelle, lanciano per terra il vitello dorato. Subito dopo prendono fuoco i lampadari e ci sono dei fulmini, fatto che si spiegava come conseguenza dell'oltraggio alla divinità, ma adesso che la statuetta della Madonna è stata sostituita con quella di un vitello è più difficile da capire» spiega la persona informata. 

I 'segreti'

«Quella della statua — prosegue la fonte — non è l'unica modifica che il regista ha dovuto apportare. In particolare, alcune delle attrici compaiono a seno nudo, ma non durante la Prima, perché in quell'occasione l'opera verrà ripresa e destinata alle tv giapponesi, che hanno esplicitamente specificato di non volere il déshabillé delle donne: non si adatterebbe ai gusti del pubblico». «Un'ultima censura, ma questa volta voluta dal regista senza che vi siano state ingerenze esterne — conclude la fonte — riguarda una delle prime scene. Era previsto il crollo di un ponte della scenografia, ma dopo quanto accaduto a Genova, Livermore ha deciso di eliminare questo particolare, per non speculare su chi, a causa del crollo del ponte Morandi, ha perso la vita».

La trama originale

Ad Aquileia, attorno alla metà del V secolo. Gli Unnettini saccheggiano la città, guidati da Attila. Entra il generale che ordina di lasciare i morti nella polvere, e s'infuria quando vede uno stuolo di donne di Aquileia condotto a lui, perché aveva ordinato di non risparmiare nessuno. Uldino gli dice che è un omaggio a lui, dato che quelle donne si erano dimostrate abili guerriere quanto i fratelli; Attila è ammirato, specialmente da Odabella, figlia del signore di Aquileia, che medita vendetta dopo che l'invasore le ha ucciso la famiglia (Santo di patria indefinito amor). Attila ammira l'audacia di Odabella, e le chiede cosa voglia. Odabella rivuole la sua spada, e Attila le porge la sua, e lei, ricevuta la spada, pensa di vendicare il padre e la famiglia uccidendolo con essa. Entra il generale romano Ezio, antico avversario di Attila e da lui ammirato, che gli propone di dominare il mondo ma di lasciare a lui l'Italia (Tardo per gli anni e tremulo). Attila rifiuta, ed Ezio parte sdegnato. La seconda scena è a Rio Alto, dopo una tempesta, gli eremiti guardano e aiutano i profughi di Aquileia condotti da Foresto, marito di Odabella. Foresto compiange l'amata e giura di ritrovarla e salvare l'Italia (Ella in poter del barbaro!).

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