A palazzo Florio nel “giorno dell'Euroregione”

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di UdineToday

Accompagnata dal prof. Andrea Tilatti, Delegato alle Biblioteche dell'Università degli Studi di Udine, una rappresentanza del Movimento Civico Culturale Alpino-Adriatico “Fogolâr Civic” e del Circolo Universitario Friulano “Academie dal Friûl”, guidata dal presidente dei due sodalizi prof. Alberto Travain, ha visitato, nel capoluogo friulano, la storica biblioteca gentilizia di Palazzo Florio, presso il Rettorato dell'Ateneo locale, che fu testimone dei burrascosi preliminari di quel Trattato di Campoformio che il 17 ottobre 1797 assegnò larga parte di Friuli, Veneto, Istria e Dalmazia all'Impero asburgico, ricongiungendo territori politicamente separati da oltre un millennio ossia dal tempo delle invasioni barbariche. In quella biblioteca si racconta che il giovane generale francese Napoleone Bonaparte, adirato per i tentennamenti del plenipotenziario austriaco, conte Filippo di Cobenzl, gli avrebbe sfracellato una preziosa porcellana, dono della zarina Caterina II, minacciando di fare altrettanto con la monarchia degli Asburgo se non avesse accettato le sue condizioni! La visita di Fogolâr Civic e “Academie dal Friûl” si è svolta, dunque, nella cornice delle annuali celebrazioni sociali del cosiddetto “Giorno dell'Euroregione”, 17 ottobre, coincidenza fortuita degli anniversari del suddetto Trattato di Campoformio (17 ottobre 1797), che riunì sotto la stessa bandiera le popolazioni alpino-adriatiche, e della Dichiarazione di Villa Manin (17 ottobre 2005), che avviò il recente processo di costituzione “euroregionale”. “Per chi sognava qualcosa di più dell'ennesimo ente dal buon intento di avvicinare Carinzia, Friuli Venezia Giulia, Veneto e realtà contermini, al momento pare che il cosiddetto Gruppo Europeo di Cooperazione Territoriale (GECT) 'Euregio senza Confini r.l.' non sia ancora all'altezza, diciamo così, proprio di far sognare. Certo già alcuni accordi in materia di protezione civile e sanità nonché più o meno vaghe programmazioni in ordine a turismo, trasporti e cultura sembrano essere stati avviati, ma non è ancora troppo presto forse per chiedersi quanto davvero l'attività di questa organizzazione internazionale incida ovvero si proponga d'incidere significativamente sullo spirito popolare dei territori coinvolti: quanto, infatti, ci si propone che questa 'Euroregione' diventi – o ridiventi, se si pensa a certe tradizioni storiche – un''identità' un''appartenenza' transfrontaliera sentita?”. Questi gli interrogativi proposti ai sodali dal presidente prof. Travain in occasione di dette celebrazioni. “Certo, l'Euroregione di cui noi del Fogolâr Civic siamo culturalmente caldeggiatori poco o nulla si concilia con taluni minacciosi disegni macroregionali triveneti e con incombenti riforme costituzionali italiane tendenti a rivendicare la supremazia dello Stato nei rapporti internazionali. Ricordando il Trattato di Campoformio non siamo a celebrare una Storia decisa da altri sulle nostre teste e né i reiterati accorpamenti e smembramenti delle nostre terre nell'interesse altrui: siamo piuttosto a ribadire l'irriducibilità della nostra Storia – e della nostra grandezza, se pensiamo a ciò che è stata Aquileia e a ciò che ancora può rappresentare – entro un preciso confine nazionale. Il bene del Friuli Venezia Giulia e delle sue componenti storiche sta in un futuro in cui tali realtà possano condividere con quelle contermini innanzitutto la coscienza di una vicenda e di una tradizione comuni risalenti quanto meno al primigenio mito aquileiese; buon auspicio poi sarebbe che le stesse presto o tardi possano ritrovarsi parte attiva di una sorta di confederazione interregionale transfrontaliera eurocomunitaria capace di farsi sentire in Europa e presso i governi 'nazionali' dei suoi singoli membri a tutela degli interessi peculiari delle comunità tra Alpi e Adriatico. 'Getrennt marschieren, vereint schlagen!' ovvero 'Marciar separati e battersi uniti!' era il motto di Moltke, generale prussiano: un motto che può valere anche per futuri più proficui assetti relativi a disegni di aggregazione e ricomposizione territoriale di varia natura sia in ambito italiano sia a cavaliere dei confini del Paese. Le regioni possono collaborare, 'confederarsi', non fondersi, non confluire in realtà più ampie – 'macroregioni' o 'euroregioni' che siano – per poi scomparire! Questo sia chiaro: ne va del rispetto e del sussistere stesso comunità!”.

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