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Il racconto di Udine attraverso la storia delle sue scuole elementari

Inaugura oggi una mostra al museo etnografico di via Grazzano, che racconta la storia delle scuole della città

Alle 16.30 di oggi, venerdì 29 aprile 2019, inaugura la mostra "Pane e alfabeto" al museo etnografico di Udine, in via Grazzano. La mostra illustra, in modo articolato, due aspetti qualificanti dell'azione del Comune di di Udine nel periodo di gestione diretta delle scuole elementari della città.

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Il soggetto

La frequenza scolastica delle fasce più povere fu incrementata dalla concessione gratuita dei materiali scolastici e, soprattutto, dalla istituzione della refezione scolastica che fu oggetto di un lungo dibattito politico. Il Comune sostenne due iniziative che per decenni furono considerate tra le più benemerite della città: l'Educatorio "Scuola e Famiglia" e il Ricreatorio popolarte per i figli degli operai "Carlo Facci". L'Educatorio sorto nel 1895 per iniziativa dell'Associazione Magistrale Friulana ebbe lo scopo di raccogliere, dopo la lezione quotidiana delle scuole elementari, i fanciulli più bisognosi, sottraendoli alla vita di strada e agli ambienti famigliari degradati, fornendo loro mangiare, un sostegno ai compiti scolastici, attività manuali e ricreative, ma anche dotandoli di indumenti e quant'altro rispondesse alle loro necessità. L'intera comunità cittadina sostenne con contributi e donazioni l'opera dell'Educatorio. Il Ricreatorio "Carlo Facci" agiva sulla fascia degli adolescenti offrendo, ogni domenica, attività sportive, ricreative e culturali, togliendoli dai pericoli della strada e dando loro un indirizzo educativo. Queste organizzazioni agirono in relazione tra loro e con la Società Protettrice dell'Infanzia con il risultato di costituire una autentica rete educativa di sostegno alla condizione minorile cittadina.

Le scuole del comune

L'amministrazione comunale, soprattutto a fine secolo XIX, s'impegnò per qualificare l'azione didattica delle proprie scuole, sia varando un piano edilizio ambizioso, sia migliorando l'insegnamento attraverso l'introduzione di metodi e materiali innovativi. L'attenzione all'attivismo del bambino e al suo bisogno di concretezza portarono alla fornitura di cartelloni e materiali per l'insegnamento oggettivo e alla formazione di musei didattici in ogni scuola. Di rilevante interesse è il Museo Industriale sorto nella Scuola di Via Dante che illustrava attraverso i materiali i processi produttivi dei vari stabilimenti indiustriali e artigiani della città di Udine. Allo studio dei materiali si affiancò un piano di visite agli stabilimenti industriali che coinvolse tutte le scolaresche della città, a sancire il rapporto tra scuola e territorio.

L'impegno

Sul piano del successo formativo, come diremmo oggi, la direzione generale delle scuole comunali s'impegnò ad affrontare il grave problema degli alunni con gravi disturbi di apprendimento e di comportamento, tentando di risolversi con la creazioine di classi per ripetenti ma optando alla fine per corsi differenziali e scuole speciali. Sulla base del principio "non respingere ma appartare" gli alunni destinati prima all'esclusione dalla scuola trovaro ambienti di apprendimento affidati a docenti che erano stati formasti a Roma dal prof. De Sanctis. Anche gli alunni tricofisici, affetti da gravi malattie cutanee, generalmente esclusi dalla frequenza scolastica, ebbero un loro corso specifico.

Una scuola all'avanguardia

Ancora più rilevante fu la risposta data ai bambini gracili, a pericolo di tubercolosi. Riprendendo l'esperienza del "Raggio di sole" di Padova, Udine istituì una Scuola all'aperto, modello scolastico che oggi trova nuovi assertori, che ebbe sede sul pendio del Castello di Udine, nell'orto di Palazzo Bartolini. Una commissione medico-pedagogica individuava gli alunni che avrebbero potuto accedere alle lezioni in un contesto salubre e più idoneo al loro benessere. Infine per i giovani dai 12 i 17 anni che non avevano ottenuto il proscioglimento dall'obbligo furono istituiti i corsi serali e festivi.

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