La mostra 'Tokyo Beyond' all'ex Cinema Odeon di Udine

Ventidue giorni di meraviglioso revival, nel cuore di uno degli eventi culturali di punta di Udine e dell’intera regione: dal 18 aprile al 10 maggio, il Cinema Teatro Odeon si scrolla di dosso la polverosa quiescenza degli ultimi dodici anni e la malinconia di un ‘prepensionamento’ doloroso per l’intera città. Inaugurato nel 1936 e chiuso sessantasei anni dopo, nel 2003, l’Odeon sarà location di riferimento per un grande evento espositivo del festival Vicino/Lontano, la mostra “Tokyo Beyond”, una personale del fotografo Michele Biasutti curata da Sabrina Zannier, visitabile da sabato 18 aprile (vernice ore 18) fino a domenica 10 maggio.

Spenti i riflettori dell’edizione 2015 di Vicino/Lontano, in cartellone dal 7 al 10 maggio, anche le luci dell’Odeon si smorzeranno infine sulle eleganti poltrone in velluto rosso, “sui graffiti lasciati in eredità dall’estro artistico di Ugo Rossi”, come racconta Elena Commessatti in “Udine Genius loci” (Forum, 2013),  “satiri e baccanti, pennellati lungo le pareti di gallerie e platea in un trionfo di foglie dorate, fino al soffitto, sulle silhouette in stucco bianco di Orfeo ed Euridice, opera di Antonio Franzolini declinata in undici altorilievi a decorazione del foyer, delle scale e delle porte laterali.”

Il Cinema-Odeon fu progettato dell’ingegnere Ettore Gilberti, e la realizzazione fu portata a termine da Ferdinando Vicentini. L’inaugurazione del 1936, avvenne nel segno di un film cult dell’epoca, “Desire” di Ernst Lubitsch, affidato a due icone del cinema del tempo, Marlene Dietrich e Gary Cooper.”

Nel 2015 l’Odeon rilancia, con l’omaggio fotografico ad una grande icona metropolitana del nostro tempo, la città di Tokyo: “Tokyo Beyond” è infatti la personale del fotografo Michele Biasutti con cui l’Associazione Vicino/Lontano riapre al pubblico l’ex Cinema Odeon. Sarà un suggestivo viaggio “dietro le quinte” della grande metropoli: un cammino verso l’altro da sé, condotto a piccoli passi per poter sostare, osservare, dialogare e scoprire, nei più diversi anfratti e istanti della quotidianità il volto poliedrico di una Tokyo “altra” da quella che campeggia nell’immaginario collettivo. Michele Biasutti ce la restituisce nello sguardo e nella vita di molte persone incontrate in presa diretta, una a una, nell’intento di seguirne il passo esistenziale, lo sguardo quotidiano, poi traslato nelle fotografie in visioni empatiche.

Sono frammenti della grande metropoli in cui vibra il sapore della scoperta, dai toni sottilmente decadenti, laddove si svelano dettagli architettonici fatiscenti, oppure piacevolmente puliti, negli scorci dal rigoroso taglio compositivo o, ancora, sagacemente grotteschi, quando l’artista s’insinua nei modus vivendi dei locali notturni. Tokyo Beyond, nell’allestimento firmato da Luigi Montalbano, Alessandro Verona e Sabrina Zannier visitabile da martedì a domenica dalle 18 alle 22, è un’insolita mappatura della città giapponese sviluppata su un doppio registro, che la mostra mette in scena in gergo cinematografico, prefigurando le attese di un pubblico che vuole ritornare all’Odeon per calarsi nella sala buia e lasciarsi trasportare in una narrazione.

Dai giovani volti puliti e levigati ai visi perforati dai piercing, dagli sguardi imperativi a quelli dolci, sfrontati o serrati su se stessi, Michele Biasutti mette in scena una vivace e stimolante carrellata d’individui per narrare l’eterogeneità degli abitanti della sua singolare “Tokyo Beyond”.

«Ho cercato di usare l'obiettivo fotografico come canale per avvicinarmi, a piccoli passi, alla parte più intima e nascosta delle persone con cui sono entrato in contatto nei miei periodi in Giappone – spiega il fotografo -  Parlando con molti dei personaggi immortalati, ho voluto spingermi "dietro alle quinte", in una sorta di esplorazione che andasse oltre la maschera tradizionale, discreta, stereotipata della Tokyo-metropoli, abitata da soggetti simili a se stessi, per entrare nella tridimensionalità che ogni umano con la propria storia costituisce in modo soggettivo e unico. Tutto ciò è avvenuto vivendo la quotidianità e pure situazioni estreme, offerte da una città così stimolante e varia, assemblata su uno scheletro di personalità eterogenee, di storie speciali, al di là della realtà superficiale, colorata e tradizionale visibile  a un primo colpo d’occhio».

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