Luciano Lunazzi ritorna in strada, la mostra omaggio

Luciano Lunazzi torna in strada, dove gli era piaciuto sempre stare, nella zona di via Cividale, la stessa in cui ha vissuto gli ultimi suoi anni udinesi.  Una ventina di vetrine tra bar, negozi e altre attività commerciali si tingono con i colori sgargianti dei famosi “cartoni” dipinti dall'artista. Sarà inaugurata mercoledì 4 aprile alle 20.30 davanti al bar “Alla Tavernetta”, in via Cividale 66, la mostra “Luciano Lunazzi ritorna in strada”, un vero e proprio omaggio-ricordo, più che un'esposizione, delle opere dell'artista udinese prematuramente scomparso il 4 ottobre scorso.

Il percorso

Il percorso artistico, con una trentina di opere esposte e che si snoderà da piazzale Oberdan fino alla chiesa del Sacro Cuore, è stato promosso dall'assessorato alla Cultura del Comune e organizzato dall'associazione culturale “La Lanterna” con  la collaborazione del Consigliere Delegato di Udine Est, Matteo Mansi e curata dall’architetto Giorgio Ganis.

Ganis

«Luciano – scrive Ganis – era un vero artista di strada, che dipingeva sui cartoni raccolti fuori dai negozi e in particolar modo quelli che contenevano le biciclette perché sono molto resistenti. Dipinse sulle strade e nei bar di molti Paesi europei per dieci anni e poi, dopo trent’anni di vita da hippie in giro per il mondo, decise di rientrare in Friuli, dove dipinse per altri dieci anni. Per Lunazzi – prosegue – non era importante la tecnica di esecuzione, ma il messaggio. A lui interessava esprimere idee, comunicare, stare in mezzo alla gente. Dipingere per lui significava stare liberamente insieme alla gente e agli amici. Era un vero artista, un creatore vulcanico, curioso, allegro e sempre ottimista, forse perché aveva avuto una vita dura».

Lunazzi

Gli udinesi lo ricordano girare, sempre a piedi, con i suoi cartoni, o meglio i suoi quadri, sotto il braccio, come gli artisti di un tempo lontano. Lunazzi era nato a Chialina di Ovaro nel 1952 e a sette anni emigrò con la famiglia in Svizzera vicino al lago di Neuchâtel, a pochi chilometri dalla Francia. Poco più che ventenne, nel 1975, partì per l’Hippie Trail, la rotta della beat generation, e viaggiò quasi trent’anni, fino al 2004, quando «in un momento in cui ero un po’ in crisi – aveva spiegato in un'intervista di qualche anno fa – mi son detto: perché non essere pittore a Udine? E ho deciso di tornare in Friuli».

    

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