L'uomo che tiene il volante

“Quando ho incontrato Armando Rovere avevo dodici anni. Lui ne aveva ventidue. Da quasi ottanta. Tutto ciò che era, ma soprattutto ciò che era stato, e che io completamente ignoravo, era racchiuso in un vecchio obelisco intaccato dai licheni nel cimitero vecchio di Palazzolo, all'ombra di un imponente cipresso che doveva essere stato appena un arboscello quando lui era sceso sotto terra – in quel misterioso sub-mondo la cui natura nessuno di noi conosce, ma che alle volte, come in questo caso, pare assumere la dimensione di un' indefinita attesa “.

Così, Annacarla Bini inizia la storia “dell' uomo che tiene il volante“, una storia tragica e dolorosa, ma affascinante, vissuta e prematuramente conclusa nei tempi in cui un mondo nuovissimo era già immerso nel futuro. E' una storia palazzolese, dove il piccolo paese dello Stella diventa il terminale di una avventura straordinaria, senza lieto fine, che si sviluppa fra le citta del progresso e del futuro di allora, sulle strade bianche e fangose, da Trieste fino a Torino, dove ha luogo l' Esposizione Internazionale sull' industria e sul lavoro ( oggi si direbbe semplicemente Expo ), nell' ambito delle celebrazioni per il cinquantenario dell' Unità d' Italia. “ Un viaggio bellissimo “, ma sulla strada del ritorno, in quel lontanissimo 28 ottobre 1911, Palazzolo diventerà il campo su cui avverrà lo scontro fatale tra il misero andare di quegli anni e la modernità, comunque vittoriosa e sfavillante.

Armando Rovere, l'uomo che tiene il volante, è la vittima, quasi predestinata, di questa vicenda lontana. Il giovane chauffer muore alla guida della sua “favolosa “ macchina, nel primo incidente automobilistico documentato finora a Palazzolo. Il suo funerale, pur nell' espressione dolorosa del momento, è stato un evento epocale per il paese, un incontro con persone e cose di un mondo già avanti. Di lì a poco nasceranno i primi Armando nostrani. La bara dello sfortunato giovane rimarrà avvinghiata alle radici del cipresso, in quella che sarà sempre la sua terra. Una bomba d' aereo, durante la seconda guerra mondiale, colpirà il cimitero nei pressi della sua tomba , l' obelisco patirà qualche ferita, che qualcuno guarirà alla bell' e meglio. Ma lui non tornerà più a Trieste, la sua città. E' rimasto lì, nel vecchio cimitero palazzolese, figlio misterioso di un legame imperituro. Rivivrà per un momento, venerdì 26 ottobre, fra le righe di un libretto, fra le parole e le sembianze di un attore. Poi ritornerà in pace nella sua vecchia “casa “ ringraziando quella ragazza che, dopo tanti anni, tenacemente, lo ha riportato nel ricordo dei vivi, dentro la ricca storia di questo paese.

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