Fogolâr civic e la “rivolta” contro i sacchetti biodegradabili

Molti distinguo tra le posizioni emerse nel cenacolo civista friulano dopo la sollevazione dei social riguardo all'obbligo di acquisto d'involucri biodegradabili per gli alimenti sfusi.

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di UdineToday

È stato il blogger sandanielese Maurizio Di Fant ad accendere gli animi alla prima riunione del Fogolâr Civic del 2018 rilanciando il tema della sollevazione del popolo dei social contro la nuova normativa italiana che impone ai consumatori l'obbligo di acquistare appositi sacchetti biodegradabili per il trasporto di alimenti sfusi. “Il 60% di quei sacchetti non è affatto biodegradabile. Pare, quindi, ridicolo il contributo all'ecologia derivante da quella normativa!” ha detto Di Fant parlando ai soci radunati a Udine, presso lo storico Caffè Contarena: “Prove tecniche di tirannia, d'insinuazione dei poteri pubblici in un libero ambito privato, al fine di sondare il grado di reazione della cittadinanza!”. “Accettabile può essere l'obbligo acquistare sacchetti biodegradabili, non certo quello di acquistare sacchetti!”: secondo il presidente del Fogolâr Civic, prof. Alberto Travain, almeno parzialmente la rivolta dei social contro gli “ecosacchetti” obbligatori per l'ortofrutta ha le sue ragioni. “Non mi pare, però, contestabile che uno Stato possa imporre ai propri cittadini delle scelte virtuose in materia di ecologia. Il punto è capire se questa, dei sacchetti biodegradabili, sia davvero una scelta virtuosa, anche se magari non la migliore in assoluto. Non mi sembra, per contro, affatto orientante, in sede di giudizio sulla vicenda, che Italia e Francia siano gli unici Paesi UE ad interpretare in quei certi termini le direttive eurocomunitarie che sembrano, invece, meno perentorie: la volta, quindi, che il Bel Paese si distingue per maggior rigore e maggior virtù, dovrebbe per forza conformarsi agli altri? Nemmeno per sogno! Tra l'altro, diciamo tanto di voler tutelare l'ambiente, di essere a favore dell'ecologia, e poi, se qualcuno produce ecologico e ci guadagna, l'ecologia non ci sta più bene? Ecco l'Italia faziosa, malevola!”.

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