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Leonardo Di Caprio in "J. Edgar "

Leonardo Di Caprio in "J. Edgar "

Il film in sala della settimana: J. Edgar, di Clint Eastwood

Da questa settimana inizia la collaborazione di Udinetoday.it con Luigi Virgolin della Cineteca di Bologna, friulano di Sottoselva. Ogni martedì ci presenterà una pellicola da vedere: per capire, per criticare, perchè è il cinema

Ennesimo tassello di quell’“american way of life” raccontata dal grande vecchio del cinema, che da un po’ di tempo a questa parte è magnificamente occupato nel fare a pezzi il sogno americano di innocenza e salvezza di un’intera nazione. In particolare dopo Gran Torino (2008), dove la crisi morale era faccenda dell’uomo medio, Eastwood ritorna a fare i conti con la menzogna dell’ideologia americana, questa volta con un testimone privilegiato e a suo modo emblematico: Edgar J. Hoover, capo dell’FBI, la cui biografia coincide per mezzo secolo con la storia stessa del Paese. Un uomo ossessionato dalla sicurezza e dal controllo a tal punto da perdere pericolosamente di vista la frontiera del lecito e dell’illecito, della libertà individuale e di quella collettiva.

Come già in Changeling (2008), il rapimento di un bambino – qui il piccolo Lindbergh – è capro espiatorio della corruzione del mondo e costituisce la perdita dell’ingenuità di un Paese. Ma il film non è intessuto solo di rimandi interni alla cinematografia eastwoodiana, impregnato com’è di memoria cinematografica del genere gangster, a partire dal fondativo Nemico pubblico (1931) di William Wellman con James Cagney, per arrivare alla rivisitazione che ne ha fatto Michael Mann in tempi recenti, il cui Dillinger/Depp moriva non a caso all’uscita del cinema. Lo stile ‘classico’, sobrio e asciutto cui Eastwood ci ha abituato aderisce qui ad una struttura drammaturgica meno lineare e più stratificata, che fa pensare a Quarto potere di Orson Welles.

Un consiglio. Non prendete troppo sul serio il trucco posticcio dietro cui si celano l’ottimo Di Caprio e gli altri protagonisti: la maschera alla vecchia maniera non fa nulla per evidenziare il proprio artificio. Ciò che interessa al regista è la messa in discussione dello statuto di realtà dell’immagine, in un discorso di politica dell’immaginario e di contaminazione tra cinema, documento e realtà. Lucidamente, come per Flags of Our Fathers (2006), l’edificazione di una mitologia passa attraverso la contraffazione storica, e l’ambiguità del documento ricostruito diventa memoria. Peccato, questo sì, per il doppiaggio non all’altezza.

J. Edgar a Udine e provincia: https://www.udinetoday.it/eventi/cinema/programmazione/j-edgar-clint-eastwood-4-gennaio-2012.film

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