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Laurea honoris causa in Scienze della Formazione a Pierluigi Cappello

Rettore Compagno: "un riconsocimento per la sua poesia, un omaggio all'arte, alla creatività e alla scrittura letteraria". Lo scrittore: "oggi non premiate solo me, ma tutti i poeti friulani"

Per gli altissimi meriti acquisiti nella creazione poetica e nell’educazione alla scrittura letteraria», l’università di Udine ha conferito oggi la laurea magistrale honoris causa in Scienze della formazione primaria a Pierluigi Cappello, una delle voci più significative del panorama poetico nazionale contemporaneo. La cerimonia si è svolta nella sede del polo universitario della formazione di via Margreth a Udine. Con il rettore Cristiana Compagno è intervenuto il direttore del Dipartimento di scienze umane, Mauro Pascolini. Il professor Gianpaolo Gri, ordinario di antropologia culturale, ha tenuto la laudatio, introducendo la lectio di Pierlugi Cappello.

Il rettore Cristiana Compagno, introducendo la cerimonia, «un omaggio all’arte, alla creatività e alla riflessione costruttiva», ha descritto la capacità di Pierluigi Cappello di suggerire, attraverso la sua scrittura, «una visione lucida e focalizzata sulla verità delle cose, liberate dal superfluo. Una semplicità potente e disarmante, capace di sgretolare in un attimo le paure più profonde di ciascuno di noi, liberandole in una confortante sensazione di speranza che è tutt’uno con un imperativo alla consapevolezza e alla responsabilità». E ha poi evidenziato come Pierluigi Cappello, che «senza clamore, dal suo Friuli, ha saputo far sentire e far apprezzare la sua voce e il suo pensiero», sia «un uomo di cultura che ci dà una speranza, insegnandoci una dimensione nuova, una prospettiva diversa e coraggiosa di essere persone nel mondo, partendo dal rispetto per ogni forma dell’essere e del sentire umano».

Una standing ovetion del pubblico che affollava la cerimonia ha accolto calorosamente un visibilmente emozionato Pierluigi Cappello. «L’emozione di oggi – ha esordito – è davvero superiore a quella dei miei viaggi a Roma», riferendosi ai riconoscimenti ricevuti in Quirinale e all’Accademia dei Lincei. «Qui vedo tanti amici, e idealmente li ringrazio, uno a uno». Cappello ha quindi delineato il percorso della sua poesia, «partendo dalle ragioni, dalla scrittura, che non è una ragione – ha detto -, bensì si tratta di un amore, di qualcosa che nasce e ci accompagna nella vita senza che ce ne accorgiamo. In vent’anni di scrittura mi sono sforzato per cercare di raggiungere uno sguardo nitido, partendo dal concetto che la parola è materia plasmabile, come la pietra da cui si cava la statua. Da questo concetto di parola ho certato la pulizia sonora della parola, perché le parole sono fatte di suono e silenzio». Nella ricerca di questa pulizia della parola, «sono passato allo sguardo, cercando la precisione, una visione attenta; e, infine, la comprensione dell’errore, del lapsus, che, anch’esso, schiude mondi che non si immaginavano, per chi scrive e per gli altri che leggono».

Chi scrive e chi legge, un tutt’uno. «Sono convinto – ha detto Cappello – che chi scrive versi è in comunità e in risonanza con chi legge. Anzi, coloro che leggono, in qualunque luogo e momento lo facciano, mobilitano tutti se stessi, la propria conoscenza ed esperienza di vita interpretando i testi, che così producono altra forma, accresciuti essi stessi, come diceva Pasolini, con l’individuo che li ha fatti crescere leggendo». La poesia è allora «un percorso replicato e infinito di nascite, è mossa dalla nascita, dall’irrefrenabile rinnovamento: fondamentale nella società di oggi, dove tutto sembra fermarsi». «Oggi non premiate soltanto me – ha poi sottolineato Cappello -, ma tutti i poeti friulani che hanno dato vita manifestazioni di portata nazionale».

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