Il film sul partigiano friulano Mario Modotti “Tribuno” a Tavagnacco

La storia del combattente udinese e primo Comandante italiano Mario Modotti, con regia di Roberto M. Cuello e prodotto da Joker Image, fa tappa nel comune friulano dopo il grande successo in Parlamento

Dalle colline friulane della Seconda Guerra Mondiale alla Camera dei Deputati, il documentario “Comandante Tribuno. Mario Modotti” sulle vicende del partigiano “Tribuno” è stato proiettato in Parlamento venerdì 15 settembre e, dopo i risultati nella Capitale, finalmente è di ritorno al suo luogo natale. E allora dopo la data di Monfalcone del 22 settembre, quella di Pordenone con Cinemazero di giovedì 28 settembre e l’ultima al Teatro “Gustavo Modena” di Palmanova, sarà Tavagnacco a ospitare l’opera friulana portata all’attenzione anche delle più alte istituzioni italiane. L’appuntamento è fissato per giovedì 12 ottobre 2017 presso la Sala Centro Civico di via Madonnina, con inizio alle ore 20:30 e ingresso gratuito. All’evento, con il patrocinio e il sostegno del Comune di Tavagnacco, interverranno Gianluca Maiarelli, Sindaco di Tavagnacco, e Gianfranco Balzano, Presidente ANPI Tavagnacco. Presenta il prof. Flavio Fabbroni.

Combattente leale, comandante coraggioso, un esempio per ideali e patriottismo da non dimenticare. Tutte qualità che hanno accumunato la vita di Mario Modotti, conosciuto col nome di battaglia “Tribuno” e che rivivono nell’opera prima di Roberto M. Cuello, prodotta da Joker Image, una commovente testimonianza di un grande e a molti sconosciuto difensore della Patria. Il film è stato girato interamente nei luoghi del secondo conflitto mondiale e in particolare negli ambienti in cui le vicende del partigiano friulano si sono effettivamente verificate. Trattasi di una produzione al confine tra ricostruzione storica, documentario e drammaturgia. E arriva a Tavagnacco dopo aver solcato le scalinate di Palazzo Montecitorio per dare memoria al Primo Comandante italiano e friulano, che ha finito per offrire la sua vita pur di non sottomettersi al giogo del fascismo.

Contenuto della sceneggiatura sono le vicende legate alla partecipazione del Comandante “Tribuno” al movimento di Resistenza in Friuli. Oltre alle ricostruzioni del compianto “poeta della Resistenza” Luigi Raimondi Cominesi, nel docu-film compaiono le testimonianze di autorevoli storici e parenti, con il contributo della documentazione originale in possesso dell’Istituto Friulano per la Storia del Movimento di Liberazione di Udine, dell'Associazione Nazionale Partigiani Italiani (ANPI) e dei discendenti. In più interviste e brevi ricostruzioni storiche della prigionia di Mario Modotti trasformano i sessanta minuti di proiezione in una narrazione a più linguaggi.

La storia è quella di Mario Modotti “Tribuno”. Nato a Udine nel 1912, agli inizi degli anni ‘30 comincia a lavorare, come operaio prima e impiegato dopo, ai Cantieri Riuniti (oggi Fincantieri) dell’Adriatico di Monfalcone. Allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale prende parte al movimento operaio clandestino antifascista dei cantieri. Nel 1943 decide quindi di combattere contro il nazifascismo e contribuisce attivamente alla creazione del movimento partigiano nel Friuli Venezia Giulia, e quindi della Resistenza italiana. Le sue qualità di leader lo portano a diventare subito il Comandante della storica brigata “Garibaldi”. Successivamente, nell’agosto del 1944, organizza assieme a Pietro Maset “Maso” la Brigata unificata “Ippolito Nievo A” di cui ne diventa il Comandante. Nel febbraio del 1945, di passaggio per Bicinicco, il tradimento di una spia porta alla sua cattura. Viene perciò tradotto nelle famigerate celle di tortura della Caserma Piave di Palmanova per essere poi trasferito nel carcere in via Spalato a Udine. Qui trascorre gli ultimi giorni di vita, testimoniati dalle lettere agli amori della sua vita: la moglie Pina, il figlio Marietto e la sua Italia. Ben presto un tribunale tedesco lo processa, condannandolo a morte per fucilazione assieme ad altri 28 patrioti. Alla sua memoria è stata conferita la Medaglia d’Argento al Valore Militare.

Perché ho portato “Tribuno” a Roma? Penso prima di tutto a quanto poco siano conosciute le dinamiche della Seconda Guerra Mondiale riguardanti la mia seconda casa, il Friuli Venezia Giulia. Una storia, quella del Confine Orientale, spesso ignota. Senza parlare della figura di Mario Modotti, lo sconosciuto fautore della Resistenza friulana”. Così il regista Roberto M. Cuello, appassionato conoscitore delle vicende belliche italiane, senza tuttavia limitarsi a guardarle solo come un lontano e asettico ricordo: “Un partigiano in Parlamento è qualcosa di necessario. Anzitutto per ricordare come in passato esistevano ancora degli ideali per cui combattere e morire. E Tribuno ne è la migliore delle dimostrazioni. In più, per ricordarci come una dittatura possa sempre tornare, magari non sotto forma di regime totalitarista, ma di certo con la manipolazione e il controllo, ad esempio, delle informazioni”.

Roberto M. Cuello è nato a Córdoba (Argentina) il 7 dicembre 1958. Consegue la Laurea Magistrale in Discipline del Cinema all’Università degli Studi di Udine nel 2006. A Roma e a Torino incontra professionisti del livello di Cristian Gazzi, Romano Bellucci e Roberto Cappannelli e nel 2007 comincia un percorso di studio nella Post Produzione Cinematografica presso Cinecittà. Nel 2010 collabora nel film per la televisione “C'era una volta la città dei matti...” (Italia, 2011) di Claudia Mori, nel 2011 è sul set di “Missione di Pace” (Italia, 2011) di Francesco Lagi, nel 2012 lavora anche per “The Best Offer” (Italia, 2013) di Giuseppe Tornatore. Ha realizzato la regia di diversi documentari, vincendo anche il Primo premio “Fiuggi Storia 2014” con il documentario “Dopo Cassino, Piedimonte San Germano”.

Il documentario è stato realizzato con la fondamentale collaborazione dell’ANPI UDINE, dell’Istituto Friulano per la Storia della Liberazione, raccogliendo il patrocinio di diversi comuni, tra cui Comune di Pordenone, Comune di Udine, Comune Palmanova e Comune di Monfalcone.

Le musiche originali sono del giovane talento friulano Alessio Velliscig.

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