Cultura

Tra arte e scienza, ecco l'udinese che vuole salvare il mare

Con le sue installazioni artistiche, Elisabetta Milan smuove la coscienza delle persone su temi green legati alla presenza della plastica nelle acque marine

Una creatività sempre in fermento e una visione che coniuga arte, passione e mare. Parliamo di Elisabetta Milan, giovane e poliedrica artista udinese, cresciuta nella bottega di restauro del nonno Pietro e con le influenze del padre Roberto, famoso sculture locale. Un'artista eclettica che usa la sua ispirazione per lanciare un messaggio molto forte al fine di salvare il mare dalla plastica e dell'inquinamento. Dai quadri astratti ispirati ai diversi fondali marini del mondo, alle installazioni artistiche di impatto e denuncia, dagli abiti preziosi a tema, alle mostre itineranti a Udine, Lignano, Monfalcone e fino in Sicilia, Elisabetta Milan ha una missione: sensibilizzare le persone sulla presenza della plastica e delle microplastiche nel mare. E per perseguire il suo obiettivo, ha ideato un progetto chiamato Plasticocene dove unisce arte e scienza. Le sue opere più conosciute sono le meduse aliene, realizzate completamente in plastica di recupero. 

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La sua ultima esposizione in ordine di tempo è Dall’Inferno al Paradiso: un viaggio nel Plasticocene, un percorso immersivo verso la transizione ecologica, organizzata dai partner scientifici Marevivo FVG e WWF AMP Miramare, a Trieste, grazie al contributo di Fondazione CR Trieste, in Porto Vecchio al Magazzino 26 nell’ambito della 53esima edizione di Barcolana. Un viaggio attraverso tre possibili scenari, reinterpretati in un simbolico viaggio attraverso i tre gironi danteschi: inferno, purgatorio e paradiso. 

Racconti di plastica a Udine

Trasformati in scenari ambientali legati ai cambiamenti possibili o già avvenuti,  accompagnano il visitatore - come Dante guidato da Virgilio e Beatrice attraverso le tre cantiche - a scoprire le minacce che incombono sulla salute del mare, dall’invasione di plastiche e microplastiche alla sovrappesca, dall’aumento delle temperature del mare alla sua acidificazione, ma anche a quello che possiamo fare noi per contribuire alla sua difesa.

Inferno

Il viaggio inizia dall’Inferno, un ipotetico 2050 in cui nel mare si stima ci sarà più plastica che pesci; uno scenario caratterizzato dal colore nero, da macchie di petrolio e da assenza di ossigeno e di vita, da specie marine che esistono ormai solo nei ricordi e nei libri. “Per creare la sensazione di ingresso nella selva oscura di dantesca memoria, ho recuperato plastica da un orto dismesso: teli di pacciamatura, tubi, canalette per l'irrigazione. Quando questo materiale viene abbandonato, si frammenta in microplastiche che penetrano nel terreno e finiscono nei corsi d’acqua che arrivano al mare. Per poi depositarsi sul fondo e essere ingeriti dagli animali marini” racconta Elisabetta Milan. "Voglio che il visitatore si senta quasi oppresso sul fondo del mare sotto un'isola di plastica che non fa penetrare la luce. Uno scenario apocalittico, ma questo ci dicono le previsioni! Non solo sarà un mare inquinato ma anche povero".

Purgatorio

Il Purgatorio ovvero il Plasticocene rispecchia l’attuale contemporaneità, caratterizzata dall’acidificazione di mari, da un colore bianco fatto da trasparenze gelatinose, dall’inquinamento da plastiche e microplastiche, dalle specie aliene sempre più diffuse. Ci spiega l'artista: "Ho utilizzato reti bianche, teli di plastica trasparente, reti da pesca e mascherine per simboleggiare la situazione attuale. Un mare in bilico sul baratro, che potrebbe trasformarsi in un cimitero piatto e senza colore. A simboleggiare questa perdita di biodiversità ho creato le meduse aliene, forse la mia installazione più impattante dal punto di vista emotivo. Dono realizzate con bottiglie di plastica, reti, boe e galleggianti. Ma se invertiamo la rotta un futuro di speranza è possibile".

Paradiso

Dal Purgatorio l’alternativa virtuosa implica l’ascesa al Paradiso. Quest’ultimo è caratterizzato dalla varietà dei colori brillanti che incarnano la biodiversità di un mare ricco, sano e restaurato, attraverso la riforestazione dei fondali e la protezione delle specie a rischio, brulicante di vita e ricco di ossigeno. Conclude Elisabetta Milan, creatrice delle opere: “Abbiamo solo dieci anni di tempo per cambiare. E avere un mare ricco di biodiversità in equilibrio, che brulica di vita. Come Dante nell'Empireo, circondato dalla luce divina che è la trama stessa della vita, così ho rappresentato il mare con pennellate corpose materiche su grandi teli di cotone, la foresta marina, caratterizzata da alghe e praterie di fanerogame marine, Un metro quadrato di questo particolare tipo di piante acquatiche libera quotidianamente 15 litri di ossigeno”. L'artista immagina un mare ripopolato e sano, in perfetto equilibrio, dove tutte le specie incluso l'uomo potranno vivere in armonia. "L'oceano è sacro e pari ad un'opera d'arte va protetto, conservato e spiegato".

La mostra sarà visitabile gratuitamente fino al 17 ottobre ogni venerdì dalle 15 e trenta alle 18 e trenta e ogni sabato e domenica dalle 10 alle 18 e trenta. Sarà possibile partecipare, su prenotazione, ad alcune visite guidate dall’artista Elisabetta Milan. Sono stati anche organizzati dal WWF Trieste i SeaLab, laboratori didattici e di riciclo creativo, con letture animate per i più piccoli.

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