menu camera rotate-device rotate-mobile facebook telegram twitter whatsapp apple googleplay

Bruce Springsteen, parole e immagini di un concerto indimenticabile

Il racconto e le fotografie della serata memorabile dello stadio Rocco di Trieste. Energia da vendere da parte del Boss, che farebbe invidia a molti "musicisti" che di meno rispetto a lui hanno gli anni, ma anche il talento

Sessant’anni e salta ancora come un ragazzino. Questo il mio primo approccio con il “Boss” Bruce Springsteen. Pare impossibile collegare l’età che si legge su Wikipedia all’uomo che si dimena sul palco, ballando e compiendo balzi che neppure dei diciassettenni in rampa di lancio. Ma sono subito andato al punto, calma, ricominciamo daccapo.

MANDI TRIESTE! IL SALUTO FRIULANO DEL BOSS

L’attesa spasmodica per la calata di Springsteen rende l’aria elettrica. L’esterno dello stadio Nereo Rocco è tutto un fremito, piccoli capannelli di persone che cercano l’ingresso del proprio settore, senza curarsi molto di quanta fila troveranno (che, davanti al PalaTrieste, sembra davvero esigua). Ma è solo un abbaglio: basta muoversi verso gli ingressi del prato per trovare codazzi impressionanti e di ogni età. Bambini piccoli che accompagnano i genitori, fan sfegatati, adolescenti ammaliati dalla musica del Boss, timidi impiegati che perdono ogni pudore per la (giusta) causa del rock & roll e anziani che ricordano ai più giovani in coda della volta in cui seguirono il loro idolo anche alla Royal Albert Hall di Londra. Questa e altre storie si potevano ascoltare qua e la, prima che poco dopo le 17 i cancelli venissero aperti, e la gente iniziasse lentamente a sciamare dentro allo stadio. Il pit, la zona sotto palco, viene presto presa d’assalto dai possessori dell’agognato braccialetto (distribuito nel primo pomeriggio) e viene totalmente riempito, suscitando qualche personale dubbio in merito alle misure di sicurezza, ma scacciato dal perfetto svolgimento del live. Da qui inizia un’attesa tranquilla e oziosa, con gli ultimi arrivati che sono appena usciti dall’ufficio per poter assistere al live più atteso dell’estate triestina.

Alle 21 e 16 ecco che si spengono le luci, e mentre in sottofondo un pianoforte accompagna l’ingresso della E-Street Band, ecco che per ultimo arriva lui, il Boss, salutato da un boato che sembra far crollare lo stadio. “Mandi Trieste!”. E parte “Badlands”, subito motivo di estasi collettiva: Springsteen salta, ringhia nel microfono, duetta con il chitarrista, si offre al pubblico adorante e tortura la sua chitarra come pochi al mondo. Sessant’anni e non sentirli, dicevamo. “No Surrender” viene cantata praticamente all’unisono con il pubblico, prima di iniziare ad innondare la folla dei pezzi del nuovo “Wrecking Ball”. Quando si ferma un attimo a parlare della situazione attuale dell’America e ricorda i terremotati dell’Emilia Romagna, lo fa in un italiano di primo livello, che dimostra l’attaccamento del santone statunitense alla nostra terra. Un fortunato ragazzo del pubblico viene sorteggiato per cantare un brano con il Boss, mentre poco prima lui stesso aveva interagito con il pubblico, fingendo di suonare una chitarra di cartone che gli era arrivata sul palco. Le classiche “Born in the USA” e “Born To Run” scuotono il Nereo Rocco fino alle fondamenta, ricordando a tutti i presenti da dove è cominciata una storia musicale che dura da ormai quasi 40 anni. La dedica allo scomparso Clarence Clemons arriva alla fine, con “Tenth Avenue Freeze-Out” ma l’atmosfera, nonostante la giusta commozione, rimane sull’onda di un entusiasmo sfrenato, che dimostra come questo concerto non abbia assolutamente deluso le attese. Tre ore e venti, sessant’anni suonati e dare simili lezioni a stuoli di ragazzini che si fanno pagare cinquanta euro per un’ora e mezza di concerto. Ci fossero più Springsteen, il mondo sarebbe migliore. Clonatelo!
 

 

Argomenti
Condividi
In Evidenza
Ultime di Oggi
Potrebbe interessarti
In primo piano
Torna su

Canali

UdineToday è in caricamento