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Damien Rice sul palco di Grado

Damien Rice sul palco di Grado

Damien Rice incanta con ballate folk e semplicità il pubblico di Grado

Ottima performance dell'artista irlandese, sul palco per due ore di musica coinvolgente. Non sono mancate battute, ironia pungente e apprezzamenti per una delle cose che lo affascinano di più dell'Italia: la cucina

Serata di musica d’autore alla diga Nazario Sauro di Grado con il concerto di Damien Rice, folk singer irlandese con due album alle spalle – entrambi considerati capolavori – e un’assenza di otto anni dalla scena musicale. Lo avevamo lasciato cupo e tormentato a terminare il tour dell’ultimo “9”, risalente al 2007, e lo ritroviamo ora più allegro, spigliato ed ammiccante. E’ quindi una gioia per lo spirito, non solo per le orecchie, lo spettacolo di due ore che Rice regala agli spettatori entusiasti, con battute allusive, tentativi maldestri di italiano e il solito apprezzamento per la nostra cucina.

L’artista sale sul palco alle 21 e 45, e ne scenderà solo centoventi minuti e molti capolavori dopo. Già al terzo brano si capisce che ci sarà spazio anche per il divertimento: Damien Rice inizia a parlare del seme maschile e della sensazione che si prova masturbandosi. Non gli elementi migliori per un concerto folk, eh? Ma il pubblico risponde, ride, lo istiga con battutine che lui è sempre pronto a raccogliere ed a controbattere. Dice di aver fatto una cena bella tosta (“Normalmente la mia chitarra sta qui, ora è qui” dice tirando in fuori la pancia) ed incanta il pubblico con le sue ballate, prevalentemente eseguite chitarra e voce, con le sole eccezioni di due pezzi al pianoforte, tra cui spicca 9 Crimes. Il tutto viene svolto rigorosamente da solo, senza orchestre o turnisti a fare da appoggio sonoro. Bellissime le performance di Eskimo, Childish, Cold Water e la cover di Hallelujah di Leonard Cohen, ma altrettanto bella è la versione di Cannonball senza amplificazione e luci: Rice, al buio e senza microfono, incanta la folla con uno dei suoi brani più celebri ed ammalianti. L’irlandese stupisce poi tutti con la nuova The Box, che troverà spazio – forse – in un ipotetico nuovo album che, chiedendoglielo di persona a fine concerto, lo stesso cantautore non sa se e quando uscirà.



I bis sono quasi surreali: The Blower’s Daughter è cantata all’unisono da tutto il pubblico della diga, Cheers Darling viene eseguita ad un tavolino, con una giovane ragazza pescata a caso dal pubblico. Damien racconta di quando fuori da un bar incontrò una ragazza e iniziarono a bere, bere, bere… Fino a che lui credeva di averla in pugno e lei gli comunica di essere in attesa del suo ragazzo. La storiella è ben raccontata e si vede che Rice è abituato al buon vino, mentre la bionda sul palco fa un po’ fatica ad arrivare alla fine del secondo bicchiere, figuratevi al quarto! Chiudono lo show le note di Elephant, e incontreremo l’artista all’uscita dallo stage, chitarra in spalla e borsa, quasi fosse un ragazzo che torna dalle prove del suo gruppetto di periferia. E’ forse la semplicità la dote più grande di questo artista, che dal nulla riesce ad estrarre piccole gemme musicali e a rimanere sempre con i piedi per terra.

La scaletta del concerto
 

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