VIDEO Arriva Branduardi in Castello e chiude il concerto cantando in friulano

La recensione del concerto che si è tenuto ieri, mercoledì 18 agosto, in Castello a Udine: Angelo Branduardi ha incantato il pubblico finendo con "Schiarazule Marazule”

Una trama musicale ispirata, profonda e complessa è quella che il Maestro Angelo Branduardi ha messo letteralmente a disposizione del pubblico del Castello di Udine nel concerto andato in scena ieri sera per il calendario di Udinestate. Con il suo talento, passione e profonda empatia, il celebre “menestrello” ha permesso al pubblico di toccare le vette più alte della musica colta, in un viaggio partito oltre 1000 anni fa. 

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La recensione

Il trovatore, come lui stesso ama definirsi, ha deliziato i numerosi presenti con titoli un po’ inusuali, senz’altro diversi da quelli a cui generalmente il pubblico lo associa. Ha infatti proposto una parte meno conosciuta del suo vasto repertorio, che affonda le radici in epoche molto lontane. D’altro canto quello della musica antica è un mondo che il cantautore lombardo conosce ed esplora come pochi suoi colleghi italiani. Sul palco Branduardi (voce, chitarra e, naturalmente, violino) era accompagnato dal solo Fabio Valdemarin, musicista triestino di eccellente livello, che nel corso della serata ha suonato una moltitudine di strumenti. Tra i due artisti è emersa una notevole sintonia, immediatamente estesa al pubblico, partecipe e coinvolto in un’atmosfera magica, in cui, come da invito dello stesso Branduardi, abbandonarsi chiudendo gli occhi e lasciandosi trasportare dalle note.

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Nella prima parte del concerto il maestro ha proposto alcuni brani di musica antica, a partire da "Stella matutina" dal Libre Vermell, passando per "Cara Nina" attribuita ad un anonimo autore veneto del 1500, a "Damigella tutta bella", musicata da Claudio Monteverdi nel XVI Secolo. Si è poi spaziato tra le ballate anglo-irlandesi del periodo elisabettiano, tradotte in italiano dalla moglie Luisa, coautrice di gran parte dei testi delle sue canzoni. Le ballate tramandano spesso storie vere, come quella di "Lord Franklin", che naufragò con il suo equipaggio tra i ghiacci del Polo Nord. É l’amore il tema centrale della ballata "Barbrie Allen", interpretata anche da Joan Baez, che passa dall’indifferenza al rimorso, fino a ricongiungersi nella morte con l’amante respinto in vita. Con "Rosa di Galilea", Branduardi ripropone rivisitandolo un brano già pubblicato nel lontano 1977 (Il Ciliegio), ispirato ad un vangelo apocrifo.

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Fotografie di Manuel Demori

Accanto a questi e ad ulteriori brani proposti (ricordiamo tra gli altri "Geordie" nella traduzione di Fabrizio de Andrè) il maestro ha anche interpretato canzoni più tipicamente, per così dire branduardiane, splendidamente adattate ad una formazione di due soli musicisti. É stata l’occasione per ascoltare alcune hit che hanno reso celebre il cantautore negli anni ‘70 ("Il dono del cervo", "Sotto il tiglio", "La luna") ed altre dei decenni successivi, tra cui "1 Aprile 1965", tratta dall’ultima lettera scritta da Ernesto Che Guevara ai genitori. Non è mancata una versione totalmente acustica de "La pulce d’acqua" e di "Schiarazula Marazula", cantata in friulano. Il pubblico ha manifestato grande apprezzamento per un concerto davvero ben riuscito; a fine esibizione gli artisti sono stati reclamati a gran voce sul palco per il bis. Branduardi ha risposto regalando l’ultima perla, forse il suo brano più noto: "Alla fiera dell’est", cantata in coro con il pubblico.

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