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Cesare Cremonini sul palco del PalaRubini (foto Simone Di Luca)

Cesare Cremonini sul palco del PalaRubini (foto Simone Di Luca)

Cesare Cremonini: «Amo Friuli e Veneto, c'è cultura giovanile viva»

Un tour nei palazzetti che si appresta alla conclusione. Uno spettacolo pensato per coinvolgere appieno il suo pubblico. Cesare Cremonini è arrivato a Trieste con la consapevolezza che il suo "Più che logico tour" sia un vero e proprio show

«L'obbiettivo rimane quello di avvicinarsi a Freddie Mercury». Cesare Cremonini non ha nessun timore a citare un grande della musica pop e a prenderlo come riferimento. Il musicista bolognese sta per concludere il suo "Più che logico tour" (ultima tappa a Verona), e a Trieste ha regalato un concerto quasi totalizzante dal punto di vista scenico e musicale. Prima del live giuliano ha concesso un'intervista a UdineToday.it.

Cominciamo dal concerto: la scaletta del "Più che logico tour" è stata pensata solo per 'accontentare' il pubblico o dietro ci sono anche tue imposizioni artistiche? : «Quando faccio un tour la cosa  che mi preme di più è che 2 ore di spettacolo possano offrire momenti diversi. Far felice il pubblico mi sembra il minimo, non la trovo una cosa negativa, fatta non per farlo uscire 'accontentato'. Anzi, lo spettacolo deve lasciare il pubblico entusiasta. Nella proposta che abbiamo messo in opera ci sono 21 singoli, perché ne ho lanciati tanti negli ultimi anni e quindi era inevitabile succedesse. Un concerto nel palasport non è in teatro o nel club, ha il dovere di far divertire,ballare, far ripercorre al pubblico momenti della vita vissuti grazie alle mie canzoni. Poi ci sono le ragioni artistiche, personali: ho scelto le canzoni che più mi rappresentano in questo momento».

Pensando allo show pensi di aver raggiunto a livello di produzione e qualità il tuo idolo Freddie Mercury?  :«No, Freddie Mercury è come Mohammed Alì nella box, come Valentino Rossi nel motociclismo. Sono personalità inimitabili e irragiungibili, che possono essere solo da  stimolo e possono offrire spunti di osservazione. Comunque sì, in generale il mio obbiettivo rimane quello di avvicinarmi a Freddie Mercury».

Il tuo ultimo singolo, a detta di tanti, se fosse cantato in inglese potrebbe benissimo essere una hit mondiale. Un pensierino riguardo a una traduzione?  «No, perché io scrivo in italiano. Questo non perché cerchi il successo dell’Italia, è solo il modo in cui mi esprimo. Questa è la terra in cui vivo, l’origine che porto dentro di me in quello che faccio».

La tua fetta di pubblico comprende due generazioni - i "vecchi" e nuovi ventenni - . Che tipo di ambizione c'è nelle tue canzoni per lasciare un messaggio a questi due tipi di spettatori? «Le cose che possono legare entrambe questi "mondi" sono la scrittura delle canzoni, l'impegno da cantautore e il prendere questo lavoro dalla prospettiva migliore, nel senso di scrivere con onestà. Cerco di portare avanti questa "bandiera" per tutti i miei fan: non quella di un sopravvisuto, ma di chi ha la certezza che quello che vivo è il cantautorato italiano».

Bologna, la tua città, negli ultimi anni è diventata il centro di attività musicali che propongono artisti che arrivano a tanti giovani, non passando nelle radio o nelle tv: cosa ne pensi di questo fenomeno?: «Penso che la musica è territorio che ho scelto perché sono libero di esprimermi, quindi sono ben lieto che Bologna continui a rappresentare terreno fertile per chi vive la musica con libertà. Sarò sempre un sostenitore di chi ha questo intento!».

Che rapporto hai invece con questo territorio? « Tutto il Nordest mi piace in modo particolare. iI Veneto e il Friuli sono regioni che amo perché le associo ad una cultura giovanile viva, capace di far divertire con la musica. Le associo ad artisti come Elisa ed altri, che hanno portato avanti la scuola musicale di questi posti con grandi risultati. È una parte dell’Italia che merita molta attenzione!». 

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